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Cosa succede psicologicamente a una donna dopo il parto? Come aiutare una neomamma che ha appena partorito? Cosa fare se soffre di depressione post parto? Quanto può durare la depressione post parto? Quali sono i sintomi?
Con la dottoressa Fabiana Pompei parliamo del “lato oscuro” della maternità, quello della sofferenza emotiva che si manifesta soprattutto con la depressione post parto, un disturbo che se trascurato tende a cronicizzare e che colpisce dal 7 al 12% delle neomamme.

I termini maschili usati nel testo sono da intendersi per persone di ogni genere.

Cos’è il post parto

Ho sempre pensato ai regali che i neonati ricevono alla nascita come a un’usanza carina, ma un po’ inutile. Chiaramente il bambino non se ne fa niente di tutti quei vestitini e giochi; quello di cui ha veramente bisogno è la cura della sua mamma e una casa. Perché la mamma possa accudirlo adeguatamente però, lei stessa dovrà essere aiutata a capire, a fare, a recuperare le forze, a sentirsi capace invece che sopraffatta dalla nuova situazione. E lo stesso, anche se in misura oggettivamente minore, vale per il papà.
Con la nascita di un bambino nasce una nuova famiglia che nei suoi primi passi deve essere aiutata a procedere se non in modo sicuro, almeno in modo efficace e sereno quanto più possibile. È di questo che un neonato ha bisogno alla nascita: ha bisogno insomma che i suoi genitori, soprattutto la mamma, vengano aiutati, assistiti nel passaggio che stanno compiendo perché solo così potranno prendersi cura di lui e dedicarsi ai suoi bisogni.
Questo è ancora più vero in alcune situazioni particolari:

  • se la mamma è sola e ha una rete di sostegno sociale povera;
  • se il parto è avvenuto tramite cesareo (il recupero per la donna è in genere più faticoso);
  • se la mamma soffre di depressione post parto;
  • se la mamma soffre, indipendentemente dalla gravidanza e dal parto, di sindrome depressiva o di altri disturbi della sfera psichica.

Il post parto o puerperio è il periodo che segue il parto fino alla sesta settimana successiva a questo. Durante il post parto il corpo della donna si adatta al bambino che è nato, aprendosi completamente a suo figlio. Nello stesso tempo, poco alla volta, la neomamma recupera forze e un assetto fisico e ormonale che è quello che aveva prima della gravidanza.
Non è sempre facile riuscire a conciliare le due cose insieme sotto tanti aspetti: la vita che si aveva prima e la nuova vita appena cominciata.

Campanelli d’allarme della depressione post parto

Quando nasce un bambino, i tempi e le attività della giornata di una donna cambiano radicalmente. Si crea un prima e un dopo, una specie di scarto rispetto alla vita di prima e questo vale, forse, soprattutto per le donne di oggi, più che in passato.
Con la nascita di un bambino si passa da una comunicazione prevalentemente verbale, sonora, e che in genere portiamo avanti su un piano spiccatamente cognitivo, a una comunicazione fatta di silenzi, movimenti piccoli, pianti non sempre decifrabili, intuizioni, tocchi leggeri.
I toni si abbassano, seppure dentro di noi, la vita, i pensieri, le domande fremono alte. Nella donna possono subentrare:

  • frustrazione perché si ha l’impressione di non riuscire a essere brave abbastanza con nostro figlio e non adeguate a interpretare i suoi bisogni;
  • senso di colpa perché la nostra giornata è diventata improvvisamente poco produttiva;
  • confusione perché ci sentiamo di non avere quasi più una nostra identità definita, nella completa unione in cui siamo con nostro figlio e poi perché la nostra vita è stravolta (possiamo far fatica anche a riconoscerla) mentre quella degli altri procede come ha sempre fatto; anche quella del nostro compagno ha subito qualche scossone, ma nulla in confronto alla nostra;
  • solitudine perché sembra che amici e colleghi siano di punto in bianco spariti: ognuno ha impegni e svaghi con tempi e modalità diventate diverse dalle nostre e anche i nostri genitori hanno occhi solo per il figlio che abbiamo messo al mondo.

La fatica fisica e quella psichica magari poi tardano ad andarsene; l’allattamento non decolla come vorremmo; genitori, fratelli, ognuno dice la sua su come le cose andrebbero fatte, e tutto questo potrebbe generare sentimenti e vissuti di inadeguatezza, fallimento e vergogna che possono spingere la donna a celare del malessere e a non cercare aiuto quando invece ne ha più bisogno.
La donna può trovarsi nella nuova condizione di dover accettare l’idea di non riuscire a far tutto, di dover chiedere aiuto, di lasciare alcune cose a metà, di non saperne fare altre. È una condizione di vulnerabilità che molte donne possono trovare fastidiosa o difficile da ammettere e tollerare.

Cosa serve a una donna nel post parto?

Raccogliere le forze e rifocalizzarsi, legare con il bambino nato, allentare la morsa su di sé, questo dovrebbe fare una donna nel suo post parto e per farlo ha bisogno di:

  • riposare;
  • alimentarsi bene;
  • avere tempo ed energie sufficienti da dedicare al bambino, senza dover ritagliarle ad altri impegni (altri figli; responsabilità lavorative a cui ha l’impressione di non potersi sottrarre; assistenza a persone care come genitori anziani; faccende domestiche);
  • confidare a qualcuno di fidato (amici, ostetriche, partner, sorelle, fratelli) le fatiche, le insicurezze e i dubbi che ha e che sono grandi consumatori della sua energia;
  • Farsi aiutare! Nel pulire casa, preparare da mangiare, fare la spesa, badare agli altri figli, ecc.

Consigli per prepararsi prima del parto

Farci aiutare non ci rende meno brave! È quindi saggio organizzarsi nei mesi che precedono il parto, così da trovarsi preparate, soprattutto se la ripresa si rivelerà più faticosa dell’atteso o nel caso subentrino imprevisti.
Ecco allora alcuni consigli tratti dal libro della doula e biologa Sophie Messager, intitolato appunto Il post parto:

  • preparare in anticipo, nelle settimane che precedono il parto, una scorta di cibi lavati, puliti e già cotti, da surgelare e avere pronti al consumo una volta nato il bambino;
  • cercare e trovare qualcuno che possa, dopo il parto, aiutare a tenere in ordine la casa, fare la spesa, stirare, una volta che il bambino sarà nato;
  • chiedere espressamente disponibilità (e non darla per scontato) a chi pensiamo possa aiutarci nel prendersi cura di eventuali altri figli: zii e zie, nonni, amici, babysitter;
  • togliere di mezzo tutte le incombenze a cui possiamo assolvere in gravidanza, piuttosto che lasciarle in sospeso fino a dopo il parto.

Ricordiamoci che è la rete sociale intorno a noi a sostenerci, sempre, e che un aiuto può arrivare da persone fino ad allora inaspettate: quello che non fa una sorella lo può fare una vicina di piano; l’ostetrica che ci ha seguito nel corso di preparazione al parto può fornirci il contatto di qualcuno che ci aiuti nelle pulizie di casa; la mamma del compagno di classe di nostra figlia può rendersi disponibile a riprendere la bambina da scuola e a riaccompagnarla a casa.
Proviamo a chiedere, non rimaniamo in ombra dubbiose; proviamo a trovare alternative alle solite note.

La depressione post parto

Un post parto che proceda liscio o che proceda malamente non ha nulla a che vedere con la nostra forza di volontà e le nostre competenze materne. Quello che possiamo fare noi è organizzarci per tempo almeno su certe cose, ma non tutte sono prevedibili. Ci possono essere contrattempi e sicuramente ci sono variabili non controllabili: c’è il bambino che metterà in gioco le sue forze vitali; ci siamo noi che potremo sperimentare emozioni faticose, come paura, malinconia, amarezza, rabbia, stati d’animo poco decifrabili e che magari fino ad allora non abbiamo mai provato con tanta forza.
La depressione post parto è un’esperienza dura che si presenta in una buona percentuale di donne: se ne parla poco, come se fosse cosa innaturale essere depresse dopo la nascita di un bambino; in verità è un’esperienza più comune di quanto si pensi e di cui abbiamo bisogno di parlare molto.
Le donne che soffrono di depressione post parto non sono donne anormali, né madri incapaci. Sono donne che sentono in maniera intensamente acuta quello che in genere tutte le neomamme sentono: il senso di colpa, di inadeguatezza, la paura, la svalutazione di sé, la confusione.
Se ci rendiamo conto che stiamo lentamente scivolando in uno stato depressivo dobbiamo chiedere aiuto: al partner, alle ostetriche che ci hanno seguito durante la gravidanza, alla nostra ginecologa, al medico di famiglia, al pediatra che ha preso in carico il nostro bambino. Se non siamo noi a soffrirne, ma un nostro familiare, un’amica, rimaniamole accanto e persuadiamola a cercare aiuto presso un professionista.

Per approfondire


di Fabiana Pompei
Laureata in Medicina e Chirurgia e specializzata in Scienza dell’Alimentazione. Dopo anni passati in ambulatorio, ora scrive di ciò che più le interessa: nutrizione, educazione alimentare, pedagogia e genitorialità.

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