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Dormire insieme nel lettone è pericoloso? Consigli per un cosleeping sicuro

Il sonno condiviso si riferisce ai modi in cui un bambino dorme in stretto contatto fisico o sociale con una persona che si prende cura di lui (di solito la madre).
Questa definizione si riferisce a bambino e adulto che dormono vicini su differenti supporti e comprende anche la pericolosa pratica di condividere un divano o una poltrona.
In tutto il mondo la pratica del dormire insieme può variare molto, così tanto da poter affermare che non tutte le forme di cosleeping portano gli stessi rischi o benefici.
Il sonno condiviso è stato inoltre promosso come metodo per agevolare il legame di attaccamento tra il bambino e chi si prende cura di lui e per facilitare l’allattamento al seno.
Il cosleeping e alcune forme di sonno condiviso sono questioni controverse nella letteratura medica e negli ultimi anni hanno ricevuto molte considerazioni negative. Alcune autorità pubbliche americane, per esempio, hanno sconsigliato a tutti i genitori di condividere il letto con il loro piccolo.
Qui di seguito pubblichiamo la traduzione non integrale di un articolo apparso sulla rivista scientifica americana «Breastfeeding Medicine» riguardante la pratica del cosleeping (traducibile con “sonno condiviso”).

Condivisione del letto e mortalità infantile

Le implicazioni sospette tra il cosleeping e l’aumento della mortalità infantile si sono concentrate sulle cause di morte per soffocamento meccanico (asfissia) e sul rischio di sindrome della morte in culla (SIDS Sudden Infant Death Syndrome, cioè sindrome da morte improvvisa del neonato).
Molti studi con certificati di morte non validati concludono che un numero significativo di bambini muore nel sonno, asfissiato dalle coperte o perché viene schiacciato da un adulto o da un bambino più grande.
La commissione americana di tutela dei consumatori sulla sicurezza degli oggetti (USCPSC US Consumer Product Safety Commission), basandosi sui dati di questi studi, ha raccomandato di non ricorrere nella maniera più assoluta ad alcun tipo di sonno condiviso con i bambini.
Questa commissione ritiene infatti che non ci siano elementi per considerare il sonno condiviso un ambiente sicuro per dormire.
Bisogna però sottolineare che tutti questi studi mancano di dati importanti: lo stato di intossicazione (droga o alcol) degli adulti con cui i bambini condividono il letto e la posizione in cui i bambini sono messi a dormire la notte prima del decesso, per esempio, nonostante ormai da molto tempo la comunità scientifica sia concorde nel ritenere che la posizione prona sia il più grande fattore di rischio per la SIDS.
La commissione, inoltre, raggruppa tutti i modi di condividere il letto in una sola categoria, senza separare elementi noti per essere fattori di rischio (come dormire insieme su un divano, su una poltrona o su un materasso ad acqua) rispetto ad altre superfici ritenute sicure.
In questi studi non c’è la sicurezza né della qualità dei dati raccolti, né dei criteri usati sull’uso dei termini e nessuna validazione delle conclusioni.
Pregiudizi degli esaminatori e dei medici legali potrebbero aver portato a classificare come morte per schiacciamento un caso in cui non esiste nessuna evidenza che sia avvenuto lo schiacciamento da parte di un adulto.
Molti studi epidemiologici e meta-analisi hanno trovato, per esempio, un’associazione significativa tra l’allattamento al seno e una riduzione del rischio di SIDS, specialmente quando l’allattamento avviene in forma esclusiva nei primi 4 mesi di vita. Tuttavia non c’è sufficiente evidenza scientifica che dimostri un nesso di causa-effetto tra l’allattamento al seno e la prevenzione della SIDS.
Molti studi hanno dimostrato, invece, in modo consistente un aumento del rischio di SIDS quando i bambini condividono il letto con madri fumatrici.
L’esposizione al fumo di sigaretta del feto e del bambino sembra contribuire al rischio di SIDS ed è una variabile indipendente rispetto ad altri fattori di rischio, compresa la classe sociale. Questo ha portato a esprimere la raccomandazione, ben supportata dalla letteratura medica, che i neonati i cui genitori fumano non devono condividere il letto con i loro genitori.

Differenze etniche

Il numero di morti per SIDS è basso nelle culture asiatiche in cui il dormire insieme è pratica comune. Tuttavia qualcuno afferma che il cosleeping praticato da queste culture sia molto diverso dal cosleeping degli Stati Uniti.
Come notano Peter S. Blair e colleghi nei loro studi, è diverso parlare di un bambino che dorme accanto alla madre a distanza di un braccio su un letto rigido, come accade spesso a Hong Kong, oppure nelle isole del Pacifico in cui il bambino dorme “sul” letto e non “nel” letto, rispetto a un bambino che dorme con la madre negli Stati Uniti dove spesso dormire insieme significa utilizzare un materasso molto morbido, coprirsi con un piumino spesso e ingombrante e stare in stretto contatto con la madre.
Allo stesso modo anche nelle culture occidentali ci sono diversi modi di condividere il letto.
In uno studio svolto in Alaska dove la percentuale di cosleeping è molto alta nei popoli nativi, i ricercatori realizzarono che praticamente tutti i casi di morte per SIDS erano associati al condividere il letto con genitori con storie di abuso di sostanze o, altre volte, con la posizione prona o ancora con il dormire su superfici morbide come divani o materassi ad acqua.

Studi controllati in laboratorio

James J. McKenna e colleghi hanno studiato la condivisione del letto nel più grande rigore scientifico in laboratorio e hanno scoperto che i bambini che condividevano il letto con la loro madre avevano più risvegli e trascorrevano meno tempo nello stadio 3 e 4 del sonno.
Queste affermazioni possono essere considerate fattori protettivo contro la SIDS dal momento che il sonno profondo e i risvegli poco frequenti sono un possibile fattore di rischio per la SIDS.
Un altro studio, condotto nell’ambiente naturale della casa invece che in laboratorio, ha messo a confronto due differenti modi di dormire, cioè condividere il letto e dormire nel lettino, quantificando i fattori che possono essere considerati come potenziali rischi o benefici.
Video notturni e dati di bambini che condividevano il letto e di bambini nel lettino sono stati raccolti direttamente nelle abitazioni, per concludere che i bambini che condividevano il letto (privi di fattori riconosciuti come fattori di rischio SIDS) sperimentavano un maggior numero di sguardi, di contatti con la madre, di episodi di allattamento, quindi risposte materne più veloci e più frequenti, e questa maggiore interazione tra madre e bambino può essere considerato come un fattore di protezione.

Fattori legati alle caratteristiche dei genitori

Il collegamento tra altre caratteristiche dei genitori e i rischi insiti nel cosleeping non è chiaro. Peter S. Blair e colleghi, in un’analisi multivariata, hanno concluso che il consumo da parte della madre di due o più bicchieri di alcool (un bicchiere equivale a 350 gr di birra, 140 gr di vino, 42 gr di alcool distillato) o la stanchezza dei genitori erano associati a morti causate da SIDS.
Al contrario, uno studio condotto in Nuova Zelanda non ha tuttavia dimostrato un collegamento chiaro con il consumo di alcool.
Il ruolo dell’obesità è stato esaminato in un altro studio sulla cause della SIDS: la media del peso pre-gravidanza delle madri che non condividevano il letto era maggiore di quelle che praticavano cosleeping.
Se lo schiacciamento è considerato il meccanismo del soffocamento infantile potrebbe sembrare plausibile che gli stati fisici e psicologici di coloro che condividono il letto con un bambino potrebbero essere importanti.
Condividere la stanza con i genitori (anziché stare in stanze separate) sembra essere un fattore di protezione contro la SIDS.
Ci sono, poi, alcune evidenze scientifiche che mostrano come il condividere il letto con bambini di età inferiore a 8 – 14 settimane possa aumentare il rischio di SIDS.

Allattamento al seno e condivisione del letto

Le ricerche dimostrano chiaramente la forte relazione tra l’allattamento al seno e la condivisione del letto.
In particolare, uno studio statunitense su questo argomento ha concluso che i bambini che condividevano il letto con le loro madri venivano allattati 3 volte più a lungo durante la notte, rispetto a quelli che dormivano separati dalle madri. Gli episodi di allattamento raddoppiavano e duravano il 39% più a lungo.
La prossimità e il contatto sensoriale con la madre durante il sonno, infatti, facilita una risposta pronta ai segnali del bisogno del bambino di essere allattato e fornisce un conforto psicologico e rassicurazione sia al bambino che ai genitori.
Uno studio che ha coinvolto più di 10000 bambini negli Stati Uniti ha scoperto che il 22% dei bambini di 1 mese di vita condividevano il letto, che le madri che allattavano avevano una probabilità tre volte maggiore di condividere il letto rispetto a quelle che non allattavano al seno e che il 95% dei bambini che condividevano il letto lo facevano con un genitore.
Allo stesso modo, uno studio in Inghilterra ha concluso che l’allattamento al seno è fortemente associato con il cosleeping sia alla nascita che a 3 mesi.

Raccomandazioni per i genitori

Basandosi sulla letteratura scientifica l’ABM (Academy of Breastfeeding Medicine) detta le seguenti raccomandazioni per chi si prende cura del bambino.

  • Dal momento che l’allattamento al seno è la migliore forma di nutrimento per il bambino, ogni raccomandazione che impedisce il suo inizio o ostacola la sua durata deve essere attentamente valutata tenendo in considerazione i benefici riconosciuti che riguardano il bambino, la madre e la società.
  • Non bisogna dare per scontato che tutte le famiglie pratichino un solo modo di dormire tutta la notte, ogni notte e durante il giorno. Chi si occupa di salute dovrebbe tenere conto del modo in cui il bambino si nutre, delle condizioni etniche, socio-economiche e di altre circostanze familiari quando deve avere un quadro completo delle pratiche relative al sonno del bambino.
  • I genitori devono essere incoraggiati a esprimere il loro punto di vista e cercare informazioni e supporto da parte di chi si occupa della loro salute. La sensibilità alle differenze sociali è necessaria quando si vogliono capire le modalità di sonno di un bambino.
  • Non c’è al momento alcuna evidenza scientifica sufficiente a supportare raccomandazioni di routine contro il dormire insieme. I genitori dovrebbero essere informati sui rischi e benefici del sonno condiviso e sulle pratiche non sicure di sonno condiviso, dovrebbero poi essere messi nelle condizioni di prendere le loro decisioni in modo consapevole.

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Cosleeping: cosa sapere

Condividere il letto e dormire insieme sono delle pratiche complesse. I consigli ai genitori sugli ambienti in cui far dormire i loro bambini dovrebbero includere le seguenti informazioni.
Sulla base della letteratura scientifica e del consenso di esperti sul tema sono state identificate alcune pratiche potenzialmente poco sicure collegate alla condivisione del letto e al dormire insieme:

  • esporre il bambino al fumo e madre fumatrice
  • condividere sofà, poltrone e divani con il bambino
  • condividere materassi ad acqua o materassi fatti in materiale soffice
  • condividere un letto con spazi adiacenti in cui il bambino potrebbe rimanere incastrato
  • mettere il bambino a dormire nel letto dell’adulto nella posizione prona o di fianco
  • abusare di sostanze alcoliche o droghe che alterano i sensi da parte dell’adulto che condivide il letto
  • condividere il letto con altri bambini 
  • condividere il letto con neonati di età inferiore a 8-14 settimane può essere più fortemente collegato con casi di SIDS.

Alle famiglie dovrebbero essere date tutte le informazioni sulle norme di sicurezza del luogo in cui far dormire i propri bambini:

  • mettere i bambini a dormire nella posizione supina
  • usare una superficie piatta e rigida evitando materassi ad acqua, poltrone, sofà, cuscini, materiali soffici o coperte non fissate al bordo del letto
  • se devono essere usate le coperte, dovrebbero essere fissate tutto intorno al bordo del materasso in modo che non coprano accidentalmente il viso del bambino
  • assicurarsi che la testa del bambino non sia coperta; in una stanza fredda si potrebbe vestire il bambino con un’apposita tutina pesante che sostituisce la coperta per evitare che quest’ultima copra il viso del bambino
  • evitare l’uso di trapunte, piumini, imbottite, cuscini, animali di stoffa nell’ambiente in cui dorme il bambino
  • non mettere mai il bambino a dormire sopra un cuscino o nelle vicinanze di un cuscino
  • non lasciare mai il bambino da solo nel letto di un adulto
  • informare le famiglie che i letti degli adulti hanno dei rischi potenziali e non sono fatti per soddisfare gli standard di sicurezza per il sonno dei bambini
  • assicurarsi che non ci siano spazi tra il materasso e la testiera del letto, le mura e altre superfici che possono intrappolare il bambino e soffocarlo
  • mettere un materasso rigido direttamente sul pavimento lontano dai muri può essere un’alternativa sicura.
  • un’altra alternativa al condividere il letto degli adulti o un materasso è l’uso di un letto per bambini che si attacchi al bordo del letto degli adulti e assicuri prossimità e facile accesso al bambino ma su due superfici separate.
  • condividere la stanza con i genitori può essere un fattore di protezione contro la SIDS.

Tratto da «Breastfeeding Medicine» volume 3, n. 1, 2008

Traduzione di Elena Dal Prà e Adriano Cattaneo
Revisione di Francesca Pamina Ros

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