Basta critiche e consigli! Alle mamme servono rispetto e incoraggiamento!

“Ma come, lo tieni sempre in braccio? Gli hai dato il vizio delle braccia!”
“Lo attacchi di nuovo? Ma lo hai appena allattato!”
“Non si addormenta da solo nella culla? Guarda che così lo vizi!”
“Devi insegnargli a stare giù!”
Eccetera. Eccetera. Eccetera.
Purtroppo la lista di consigli non richiesti e critiche è lunga. Ogni mamma potrebbe raccontarci la sua, quel fastidioso elenco di appunti che le sono stati rivolti nel periodo successivo alla nascita del suo piccino da parte di nonni, parenti, amici, conoscenti e… sconosciuti incontrati per strada. Sì, perché, probabilmente lo avrete notato, davanti a una neomamma con bambino tutti si trasformano in super esperti e ognuno si sente in dovere (e in diritto!) di esprimere la sua opinione sulle scelte e sulle abitudini di quella mamma.
Sotto la lente di chi ha sempre qualcosa da commentare troviamo ogni aspetto dell’accudimento del bebè.
Non va bene (per i criticoni) tenerlo tanto in braccio. È stato nella pancia fino a ieri, cuore a cuore con la sua mamma, sempre contenuto, cullato, mai solo, ma ora guai se desidera la sua vicinanza, se ha bisogno di ritrovare il battito del suo cuore, la sua voce, il suo calore. È l’unico cucciolo che viene definito viziato, furbetto, abituato male, capriccioso. Poveri bambini!
Non vanno bene (per i criticoni) le poppate. “Mai sei sicura di avere latte? Guarda che non è nutriente! Se piange non hai latte! Se lo allatti quando sei nervosa il latte è veleno” (ecco, allora non mi dite certe cose, grazie)! “Non devi mangiare questo e quello”. “Ma non gli dai il ciuccio/il biberon/un’aggiunta/un po’ d’acqua?” Anche qui, chi più ne ha (e meno ne sa), più ne metta.
Non va bene (per i criticoni) la nanna. “Non devi addormentarlo in braccio. Deve abituarsi ad addormentarsi da solo”. Che poi… perché? Chi lo ha detto? I cuccioli di mammifero non dormono da soli. Mai. La notte è il momento in cui il bisogno di protezione e vicinanza si fa più intenso. Non è che facciamo i genitori a ore, non è che quando cala il sole, il bambino lo mettiamo via.
Non va bene (per i criticoni) se i genitori decidono di accogliere il loro bimbo nel lettone. “Se lo tieni nel lettone non vorrà MAI dormire da solo”. Eh infatti, sai quanti diciottenni dormono tra mamma e papà… Magari con qualcuno vorrebbero anche dormire, ma non credo si tratti della mamma.
Non va bene se la casa è trascurata. “Non tenerlo sempre in braccio, devi abituarlo a stare giù così tu puoi pulire/spazzare/cucinare”. Allora. Diciamolo forte e chiaro, prendersi cura di un neonato è un impegno a tempo pieno. Richiede energie, passione, amore, pazienza no stop. Non è un caso se fino al secolo scorso, nelle prime settimane dopo il parto, la mamma doveva fare solo… la mamma. Erano le donne della famiglia allargata ad occuparsi delle faccende domestiche e del pranzo da preparare, in modo tale che la neomadre avesse il tempo di recuperare le energie dopo il parto e dedicarsi completamente al suo bambino. Tuttora questa è la norma in molte culture del mondo. Dato che oggi per la maggior parte di noi non è più così, dato che molte di noi non possono contare su una teglia di lasagne, un bucato steso o una spesa fatta (ed è triste che sia così)… almeno non stressate se la casa è disordinata!
Insomma, in molti casi il quadro è desolante. Mamme che non possono contare sull’aiuto pratico e l’incoraggiamento di parenti e amici, ma che ricevono una vasta mole di giudizi e consigli non richiesti. E che ricordano tra le difficoltà del puerperio proprio quelle critiche che in un momento di particolare vulnerabilità possono insinuare dubbi, accrescere le incertezze, rattristare o innervosire… a tutto svantaggio del benessere della mamma (e quindi del suo bambino).
E allora… lasciamo in pace le mamme!
Se possiamo/vogliamo offrire loro un supporto pratico (che non è “io ti tengo il bambino così tu pulisci il pavimento”, ma è “io pulisco il pavimento così tu ti riposi un attimo/fai una doccia/allatti tranquilla…”) con discrezione, affetto e delicatezza facciamolo.
Se non possiamo offrire un aiuto di tipo pratico, va bene lo stesso, l’importante, però, è che offriamo fiducia e rispetto. Il sostegno morale e il rispetto possiamo offrirlo sicuramente, giusto? Basta mordersi la lingua quando ci viene voglia di criticare e abbondare con le parole buone, la stima, l’incoraggiamento.

Giorgia Cozza


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