• 0 Elementi - 0,00
    • Il carrello è vuoto.
Crescita del neonato: perché è importante gattonare?

Gattonare: una tappa importantissima per il corretto sviluppo motorio e cognitivo del bambino, per più di una ragione.
Per questo motivo è essenziale che i genitori siano preparati e mettano in atto tutte le accortezze necessarie per preparare al meglio il piccolo a questa nuova facoltà.

Una tappa motoria essenziale

Il verbo “gattonare” sta a indicare l’avanzare con le mani e con le ginocchia sul pavimento (riferito ai bambini che non hanno ancora imparato a camminare).
Spesso si pensa che saltare questa tappa motoria e passare direttamente alla deambulazione non abbia nessuna importanza dal punto di vista motorio, della coordinazione e dello sviluppo cognitivo, ma non è così. Il gattonamento prepara e allena il bambino alla sua futura coordinazione motoria; inoltre il passaggio dalla posizione quadrupedica a quella bipede (in piedi) permette la formazione delle curve fisiologiche.
Solitamente, il periodo tra i 6 e gli 8 mesi prevede che il bambino acquisisca la capacità di stare in equilibrio su mani e piedi a pancia sotto. Generalmente tra i 9 e i 10 mesi inizia il gattonamento, ma ci sono bimbi che iniziano anche più tardi. L’importante è tenere a mente che si tratta di tappe motorie che ogni bambino raggiunge con i propri tempi.
Non esiste quindi un’età giusta per il gattonamento.

Scarica lo speciale...

Ricevi lo speciale “Salute del bambino”, il download è immediato e gratuito!

Ho letto l'informativa sulla privacy e acconsento al trattamento dei miei dati.

I vantaggi del gattonamento

Gattonare è un’attività centrale per lo sviluppo del bambino, ecco perché.

  • Aumenta la coordinazione occhio-mano: quando i bambini esaminano un oggetto, per esempio, imparano a sviluppare la distanza e il posizionamento e a sfruttare il movimento delle mani per raggiungerlo in sincronia con gli occhi, che devono poter lavorare insieme.
  • Impara a utilizzare entrambe le orecchie e tutti e due gli occhi (visione binoculare).
  • Sviluppa la propriocezione: impara a percepire la posizione del corpo nello spazio e il grado di contrazione dei propri muscoli anche senza l’aiuto visivo.
  • Sviluppa le funzioni cognitive. Avete mai sentito parlare del lato destro e sinistro del cervello? Ebbene, per poter funzionare al meglio, queste due parti devono essere in piena comunicazione tra loro, e la loro capacità di comunicare non è un’abilità del tutto innata.
    I movimenti richiesti per gattonare portano i due lati del cervello a interagire tra loro, creando aree di informazioni importanti per la maturazione delle diverse funzioni cognitive.
  • Aumenta la fiducia in se stesso: il bambino impara anche a prendere decisioni circa la destinazione e la velocità, e sperimenta il piacere provocato dal raggiungimento del suo obiettivo.
  • Sviluppa lo schema crociato, ovvero la funzione neurologica per cui il braccio destro si muove in sincronia con la gamba sinistra e viceversa.

Assenza di gattonamento: quali sono i rischi

Un bambino che gattona rappresenta un progresso sia a livello fisico che neurologico; muoversi in questo modo lo prepara anche a sviluppare successivamente competenze più complesse, come per esempio la capacità di leggere e scrivere.
Il bambino si sviluppa passando attraverso fasi precise e programmate che, se anticipate, portano a una disorganizzazione neurologica.
Sono stati trovati dei collegamenti tra il mancato gattonamento e la dislessia, la cattiva coordinazione, la mancanza di concentrazione e i disturbi dell’apprendimento. Tutto questo è dovuto a interferenze di sviluppo neurologico, di integrazione tra emisfero destro e sinistro; ciò non significa che l’assenza di gattonamento sia la causa delle condizioni sopracitate, ma che esistono problematiche preesistenti che impediscono o rallentano il gattonamento e influiscono anche sui problemi citati.

Perché un bambino non gattona?

Dipende da molte variabili, non solo dalla maturazione del sistema nervoso centrale, ma anche dalla risultante di una serie di fattori che cooperano tra loro: fattori ambientali o motivazionali (un bambino che spesso viene tenuto in braccio o nel box o nel girello sarà poco motivato).
Alcuni bimbi saltano completamente questa fase, altri trovano sistemi diversi per spostarsi: chi si sposta in posizione quadrupedica usando una sola gambina e tenendo l’altra flessa e ruotata all’esterno; chi è seduto per terra e si sposta con piccoli saltini o trascinandosi; chi si mette seduto con una gambina piegata e l’altra stesa e si trascina con il sedere per terra; chi con l’aiuto delle mani e delle gambe, avanza rotolando per terra; chi si sposta strisciando il pancino a terra e avanzando prima con le braccia e poi con le gambe.

Quando interviene l’osteopata

L’espressione motoria e posturale di ogni bambino ci mostra le sue tensioni e le zone di poca mobilità, in questi casi si possono riscontrare tensioni meccaniche del bacino e delle anche (per esempio nei bambini che sono stati podalici durante la gravidanza).
Spesso un bacino che ha sviluppato una maggiore tensione da un lato rispetto all’altro correlata a una rotazione preferenziale della testa del bambino, è associata a plagiocefalia posizionale. Inoltre in questi casi il neonato, con molta più frequenza, viene mantenuto per tutto il tempo a pancia in su (questo certamente per prevenire la SIDS), cosa che però va a discapito di posizioni fondamentali e preparatorie per le successive tappe motorie, come la posizione a pancia in giù (se quest’ultima posizione viene trascurata nei primi mesi, quando successivamente il bimbo vi viene posizionato, fa fatica a mantenerla, piange e si innervosisce).
Come interviene, quindi, l’osteopata?
L’osteopata andrà a lavorare sulle zone più carenti a livello del cranio, a livello fasciale e a livello strutturale, per consentire il raggiungimento di un equilibrio che consenta al bambino di autoregolarsi e di poter sfruttare al meglio tutte le sue capacità motorie.
Generalmente dopo il trattamento osteopatico vengono dispensati alcuni consigli e vengono personalizzati gli esercizi da fare a casa (che possono variare da un piccolo paziente all’altro), con lo scopo di rinforzare e ottimizzare il trattamento osteopatico.

Consigli ed esercizi per i genitori a casa

I genitori che si trovano ad accudire un bambino che non ha ancora iniziato la fase del gattonamento devono prendere tutte le accortezze necessarie per affrontare questa nuova tappa motoria nella vita del loro piccolo. Ecco qualche consiglio per farlo gattonare:

  • Non anticipare le tappe, anche se tutti siamo fieri di mostrare come il nostro bambino cammina e mangia precocemente da solo.
  • Lasciare il bambino a pancia in giù (quando è molto piccolo anche pancia a pancia con la mamma) anche durante il cambio del pannolino e, successivamente, anche per pochi minuti durante il giorno aiuta il suo sviluppo. Intorno ai 4 mesi riuscirà a sostenere la testa e a guardarsi intorno.
  • Mettersi a terra insieme al bimbo per farlo sentire più a suo agio, specialmente all’inizio.
  • Limitare il tempo che il bimbo passa su seggiolone, passeggino, ovetto o sdraietta.
  • Se il bambino è alimentato con formula, dare il biberon non sempre dallo stesso lato così da non limitare sempre lo stesso braccio e lo stesso occhio, ma alternare le posizioni per lo sviluppo bilaterale di occhio e braccio.
  • Lasciare il bimbo il più possibile a terra, utilizzando tappeti a incastro o creando un ambiente dove non ci siano rischi legati a scale o oggetti pesanti.
  • Gattonare a fianco del bambino, muovendosi insieme verso il giocattolo o verso un altro oggetto che abbia catturato la sua attenzione.

Bisogna, in sintesi, lasciare il bambino completamente libero di esplorare il mondo che lo circonda e le sue nuove capacità motorie.
Infine, consultate le curve di crescita: trovate una serie di grafici per capire in modo chiaro e visivo quale potrebbe essere l’andamento di crescita di vostro figlio, ma vi ricordiamo che ogni bambino è diverso e che la sua salute non si misura in percentili, l’importante è che cresca con continuità.


di Silvia Nardocci
Fisioterapista e osteopata per bambini e donne in attesa, co-fondatrice del sito Essere in Salute.


Articolo revisionato il 6 luglio 2021

Un commento

    • Elena

    • 4 anni fa

    Comincio ad avere i sensi di colpa… mia figlia non vuole gattonare, credo lo trovi frustrante ma non mi va di lasciarla per terra a piangere sperando che trovi da sola la motivazione a provare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Accetto i Termini e Condizioni e la Privacy Policy

×