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parto naturale dopo un cesareo

Vivere un parto naturale dopo un cesareo è possibile.
È fondamentale diffondere una corretta informazione a proposito perché le future mamme decidano in autonomia e in coscienza come e dove partorire, senza subire i condizionamenti che troppo spesso la cultura e l’ambiente medico impongono.

Le Linee Guida dell’OMS consigliano il parto VBAC, cioè il parto vaginale dopo un precedente taglio cesareo, in quanto gli esiti sono considerati migliori sia per la madre che per il neonato. 
È ragionevole ovviamente prendere in considerazione le motivazioni che hanno giustificato il cesareo in passato e valutare che non si ripresentino durante la seconda gravidanza, nonché tener conto della distanza che intercorrerebbe tra un parto e l’altro.

È importante farsi affiancare da un professionista, preferibilmente un’ostetrica, che accompagni la donna per tutta la gravidanza sostenendo tale scelta e, infine, rivolgersi a una struttura ospedaliera che garantisca l’appoggio e l’assistenza durante il travaglio e il parto stesso.

VBAC: il parto vaginale dopo il taglio cesareo

VBAC è l’acronimo inglese (Vaginal Birth After Cesarean) per indicare il parto vaginale dopo il cesareo, cioè il parto naturale dopo un cesareo.
Partorire naturalmente dopo un cesareo è possibile, ma se da una parte è necessario un monitoraggio costante e continuo delle condizioni fisiche di mamma e neonato, dall’altra è fondamentale informarsi a proposito di alcuni aspetti di questa pratica:

  • Il parto spontaneo dopo un cesareo è una possibilità reale scientificamente dimostrata.
  • Dei casi selezionati per tentare il secondo parto dopo il cesareo, circa il 70-80% viene portato a termine con successo.
  • Esistono poche gravidanze nelle quali sia necessario programmare un nuovo cesareo dopo il primo: anche in questi casi, nella maggior parte di essi è possibile e consigliabile per la madre e il bambino attendere l’inizio del parto spontaneo prima di praticare il cesareo.
  • Devono essere rispettati l’inizio e l’evoluzione spontanea del parto per garantire un buon processo e ridurre al minimo le possibili complicazioni.
  • Non si deve utilizzare l’anestesia epidurale e le scarse induzioni con ossitocina devono essere previamente valutate con attenzione.
  • In queste condizioni, la possibilità di rottura dell’utero è meno dell’1%.
  • È importante, per poter tentare un VBAC, avere avuto un post-operatorio normale nel cesareo precedente, senza alcuna infezione uterina.

Dopo un cesareo si può avere un parto naturale?

«Dopo un cesareo, è assai probabile che i parti successivi siano a loro volta dei cesarei».
«Dopo due cesarei non è più possibile avere un parto vaginale».
«Si possono fare solo tre cesarei, per questo dopo il terzo viene sempre praticata la legatura delle tube».
«Dopo un cesareo, il parto vaginale è molto pericoloso».
«L’utero si può rompere in presenza di una cicatrice di un precedente cesareo».
È avvilente vedere contro quanti miti e idee sbagliate deve scontrarsi una donna per partorire naturalmente dopo un cesareo.
Nonostante le madri che hanno subìto un cesareo riescano solitamente a intuire che l’intervento è più pericoloso per la loro salute rispetto a un parto naturale, sono molte quelle che si sentono destinate a un successivo cesareo. Di solito, attorno a loro non trovano il sostegno necessario per tentare un parto vaginale oppure, per mancanza di informazioni aggiornate, gli specialisti fanno credere loro che l’opzione del cesareo ripetuto, se non addirittura programmato, sia più sicura. Così, la maggior parte delle future mamme viene spaventata con la descrizione dei soli rischi che correrebbe dovendo affrontare un parto naturale dopo un parto cesareo, senza che vengano invece neanche menzionati i pericoli legati a un cesareo ripetuto.

Ciò che dovrebbero fare le ostetriche e i ginecologi è incoraggiare le donne a fidarsi del loro corpo, a festeggiare le loro gravidanze, a godere del privilegio di portare in grembo una nuova vita, a mettersi in contatto con il bambino e a fidarsi di lui. Partorire dopo un cesareo sarebbe molto più facile se, quando la gravida entra in ambulatorio, il suo specialista le dicesse: «Congratulazioni, il tuo corpo sta facendo un lavoro eccellente, il tuo utero funziona alla perfezione, il tuo bambino sta benissimo ed è felice di come ti stai occupando di lui».
Sfortunatamente, si continuano a praticare numerosi cesarei ripetuti inutili, sotto la minaccia, per esempio, della rottura dell’utero, in un clima di paura e disinformazione che non rassicura nessuno (né il personale medico, né la mamma in attesa), dimenticandosi che dopo un cesareo è possibile un parto naturale.

Parto naturale dopo due cesarei

Parto naturale dopo due cesarei, valgono le stesse informazioni?
Le Linee Guida dell’OMS consigliano anche dopo due cesarei il parto naturale, ovviamente prendendo in considerazione le motivazioni che hanno giustificato i cesarei in passato e valutando che non si ripresentino durante la terza o quarta gravidanza, nonché tenendo conto della distanza che intercorrerebbe tra un parto e l’altro.

Quanto tempo si consiglia di attendere prima di una nuova gravidanza dopo un cesareo?
In realtà la ferita dell’utero è già completamente cicatrizzata dopo sei settimane. L’OMS raccomanda però di lasciar trascorrere uno o due anni fra una gravidanza e l’altra (non solo per quelle successive a un cesareo).

I rischi legati al parto naturale dopo il cesareo

Più che i rischi in un parto naturale dopo il cesareo, bisognerebbe sottolinearne i vantaggi.
La maggior parte degli studi sulla sicurezza del VBAC mirano soltanto ai risultati della gravidanza successiva a un cesareo: se la madre subisce vari cesarei successivi al primo, i rischi aumentano progressivamente dopo ogni intervento, mentre se riesce ad avere un VBAC, nelle gravidanze future i rischi si riducono.
A ogni cesareo, infatti, aumentano i rischi di avere complicazioni nella gravidanza successiva, poiché l’effetto è cumulativo: per esempio aumentano le possibilità di subire una rottura dell’utero e di avere altre gravi complicazioni, come la placenta previa (la placenta si inserisce nella zona bassa dell’utero, vicino al collo) e la placenta accreta (con radici troppo estese che possono attraversare l’utero), che espongono a un rischio molto alto sia il bambino sia la madre (pericolo di emorragie gravi, di perdere l’utero o addirittura di morire).

Alcune donne hanno subìto un primo cesareo meraviglioso, rispettoso e dal quale si sono riprese in pochi giorni senza alcun problema. Nella seconda gravidanza, nonostante il loro medico o ostetrica cerchi di incoraggiarle a tentare un VBAC, possono preferire un’operazione programmata anziché tentare il parto naturale dopo il cesareo.
Ma quali vantaggi offre cercare di avere un parto vaginale?
Innanzitutto presenta meno rischi per la salute della mamma e per quella del bambino.
Il bambino sceglie la sua data di nascita, vale a dire che è pronto e maturo per venire al mondo. Le contrazioni preparano i suoi polmoni, è assai probabile che nasca in condizioni migliori e che non abbia alcun problema alla nascita.
Al contrario, il cesareo programmato espone il bambino a una serie di difficoltà: dallo stare placidamente nell’utero passa a venire estratto in una sala operatoria, il suo corpo non ha avuto il tempo di prepararsi e può manifestare difficoltà respiratorie, o avere bisogno di rianimazione e di essere poi ricoverato presso l’unità di terapia intensiva neonatale.
Per quanto una donna possa riprendersi bene dal cesareo, il recupero dopo un parto vaginale di solito è infinitamente migliore. Anche quando il travaglio è stato lungo e difficile, la maggior parte delle madri può camminare senza problemi un paio d’ore dopo aver partorito.
Inoltre un parto vaginale non condiziona il futuro riproduttivo, contrariamente a un cesareo ripetuto.

Esperienze di un parto naturale dopo un cesareo: la testimonianza di una mamma

Ecco la testimonianza di un parto naturale dopo il cesareo, contenuta per esteso nel libro Il parto cesareo di Ibone Olza e Enrique Lebrero Martinez: «desidero solo che questo racconto aiuti a dimostrare che resta ancora molto da cambiare riguardo la nascita dei nostri figli, e che noi donne non dobbiamo perdere il privilegio che ci viene dato dalla Natura di vivere da sole quel momento unico che è la nascita di un figlio, in tutta la sua intensità e bellezza».

«I miei primi due figli sono nati mediante cesareo. Dopo i due cesarei, vissi un periodo difficile tentando di capire perché non ero stata in grado di partorire, quali problemi avessi se in fondo sono una donna forte e sana. Mia madre ha avuto parti normali, mia nonna pure. Non riuscivo a capire. Non ero stata in grado di provare nemmeno una contrazione, non me ne avevano dato il tempo… Non riuscivo a spiegarmelo, un misto di impotenza, frustrazione, senso di invalidità aggiunto alla sensazione di sentirmi spezzata dentro… Non sono in grado di definirlo, credo che possa capirlo solo un’altra madre che ha vissuto la stessa esperienza e che dia la stessa importanza alla responsabilità di essere madre, sin da prima del concepimento e per tutta la vita, passando per l’allattamento e l’educazione dei figli.
Quando rimasi incinta di Mireia, per fortuna stavo ancora allattando il mio secondo figlio Angel ed ero in contatto con la Leche League di Alicante, lì mi parlarono di una Maternità nella quale venivano rispettati sia la donna che il bambino. Contemporaneamente mi misi a cercare su Internet delle informazioni riguardo a qualcosa che avevo letto da qualche parte ed era la parola magica VBAC.
A quel punto è cominciata la mia ricerca quotidiana di informazioni, non potevo quasi pensare ad altro, avevo ancora qualche remota possibilità di partorire, era quasi un’ossessione sapere che esistevano ancora delle speranze. Con le informazioni raccolte mi rivolsi a un ginecologo di quella stessa Maternità, per chiedergli un’opportunità, quella di tentare il travaglio prima del cesareo e, se le cose fossero andate bene, di lasciarmi continuare.
La decisione era praticamente presa, ma i dubbi erano molti, mi rivolsi a più di otto ginecologi alla ricerca di una seconda opinione e tutti erano molto decisi a riguardo: il protocollo della Società Spagnola di Ginecologia e Ostetricia obbliga a programmare un terzo cesareo, mi dissero che la mia bambina non sarebbe mai potuta nascere per via vaginale, perché le mie due cicatrici praticate sull’utero senza una previa dilatazione in mancanza di travaglio avrebbero impedito che la bambina scendesse. Ogni volta me ne andavo piangendo, non tanto per l’impossibilità di partorire, ma perché tutti questi medici mi facevano sentire una madre irresponsabile, capace di mettere a rischio la vita della sua bambina e la propria vita per soddisfare il suo “capriccio” di partorire. Tuttavia, la bibliografia che raccoglievo mi dava molte speranze. Il rischio di rottura dell’utero è solo leggermente maggiore rispetto a un solo cesareo pregresso e, prendendo le adeguate precauzioni, si poteva e si doveva tentare. Non va dimenticato che il cesareo è un intervento di chirurgia addominale e, cosa che non ci viene detta, comporta dei rischi.
Io e mio marito abbiamo vissuto la gravidanza con grande emozione. Anche con molti dubbi, timori e speranze, ma con la certezza di fare la cosa migliore per nostra figlia non programmando direttamente il cesareo, attendendo il travaglio e facendo sì che fosse Mireia a decidere quando nascere.
Mi dedicai a una preparazione intensiva al grande momento, raccogliendo tutte le informazioni possibili e leggendo storie di VBAC, preparandomi fisicamente in modo consapevole, nuotando molto per rinforzarmi e sopportare un parto che si preannunciava lungo e, cosa più importante, preparandomi mentalmente ad affrontare un parto nel quale avrei dovuto sentirmi molto sicura di me stessa, delle mie capacità.
La data presunta del parto era il 31 gennaio 2001, quindi ci recammo alla Maternità il 28. Per tutto il giorno, la notte e il giorno successivo ebbi contrazioni ogni 10-15 minuti. Ero felice, anche se non sapevo come sarebbe andata a finire, almeno vedevo che il mio corpo funzionava bene e l’utero poteva lavorare, e quello già mi bastava: avevo aspettato che Mireia decidesse di nascere.
Il giorno dopo mi dissero che le contrazioni erano state buone e che ero già dilatata di due centimetri. Ebbene sì, mi dilatavo! Ed era Mireia che stava chiedendo di nascere.
In sala parto mi misi comoda e continuai la dilatazione cercando di godermi ogni contrazione… le avevo desiderate per tanto tempo che credo mi facessero meno male per quello!
Tutto andava alla perfezione, non ci potevo credere! La dilatazione era ormai completa, bisognava iniziare la fase espulsiva. Ricordo quindi che approfittavo di ogni contrazione e spingevo con tutte le mie forze, sapendo che più sentivo dolore, più la bimba scendeva. In quei momenti ero come assente, gli occhi chiusi per risparmiare le forze, senza parlare, ascoltando la grandiosa équipe che mi sosteneva e sapendo che loro erano lì con me, ma che ero io la sola che doveva partorire e che dovevo farcela, godendo (questo dicevo a me stessa) di quel dolore che prova il tuo corpo quando si sta aprendo per far nascere un figlio.
Ci furono momenti in cui dubitai di me stessa e delle mie forze, ma fra una contrazione e l’altra recuperavo le energie e mi dicevo che mancava sempre meno al mio incontro con Mireia. Era vero, la bambina stava scendendo. Fu così che, finalmente, dopo molte spinte e quasi senza che io ci credessi, potei toccare e vedere in uno specchio la testina della mia bambina.
Era quindi possibile che io fossi in grado di partorire?
Sì. Mia figlia Mireia nacque felicemente alle 5.40 del mattino, perfettamente sana e molto grande: pesava 4 chili e 280 grammi e misurava 54 centimetri (solo per le dimensioni mi avrebbero fatto fare un altro cesareo), senza epidurale, senza episiotomia, senza ossitocina, senza ventosa. Senza niente. Io volevo solo tenerla sul petto, era il mio modo di avvicinarla a me il più possibile, come tante volte avevo fatto con i suoi fratelli».

Letture consigliate sul parto

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