Il latte materno è salute per i bambini!

Qualche giorno fa, su Il Sole 24 Ore e sul Quotidiano Sanità si è parlato di aiuti alle famiglie meno abbienti che si concretizzeranno in uno sconto sull’acquisto di prodotti per l’infanzia ed in particolare latte artificiale.

Alcune realtà che operano con impegno e dedizione a sostegno dell’allattamento materno hanno scritto una lettera al Ministro, all’Anci e ad Assofarm, per dimostrare che offrendo latte artificiale scontato non si sostengono quelle famiglie.

La lettera è firmata a nome della ‘nostra’ Paola Negri (autrice di Tutte le mamme hanno il latte e Sapore di mamma) per Ibfan Italia, e poi dal Mami (Movimento Allattamento Materno Italiano) e da Il Melograno.

Utilizzare le risorse economiche per sostenere seriamente l’allattamento al seno sarebbe molto più sensato rispetto alla scelta di offrire uno sconto immediato sul latte in formula: è più difficile ma molto più serio!

Investire sull’allattamento al seno è più impegnativo perchè non ci sono alle spalle multinazionali o grosse aziende che sposino immediatamente questa causa come propria bandiera, serve fare formazione al personale sanitario e lavorare alacremente con le mamme per l’unico obiettivo sensato: il benessere e la salute dei bambini.

Lo ricordiamo ancora una volta, invitandovi a leggere la lettera aperta scritta alle istituzioni: il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano che il latte materno sia nutrimento esclusivo dei bambini fino a circa sei mesi di età e che prosegua fino al secondo anno di vita.

Solo con il sostegno alle madri si può arrivare aquesta che dovrebbe costituire la norma biologica e non uno stile di vita, come a volte appare ora.

L’allattamento è salute non stile o moda!


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  • Ultimamente non sembra che faccia altro che postare u questo argomento…

    Come ho fatto presente a quelli dell’IBFAN, il latte artificiale in farmacia è TALMENTE più caro di quello del supermercato che anche dopo uno sconto del 30% non credo che avrebbe comunque un prezzo concorrenziale, per cui il problema non sussiste. Al massimo rendono più paritari i costi evitando di penalizzare più di tanto chi l’iper vicino casa non ce l’ha.

    Abbassare i prezzi che si trovano in farmacia, indipendentemente dalla ragione e dagli sconti, mi sembra non solo logico, ma anche etico. Non capisco perché chi vive lontano da un iper debba essere penalizzato rispetto agli altri solo perché deve andare giocoforza in farmacia.
    Questo discorso è totalmente separato e distinto dal favorire l’allattamento, in quanto non vedo come alzare artificialmente i prezzi in farmacia (facendo più ricchi chi?) possa essere usato come mezzo per favorire l’allattamento (e viceversa). Il fatto che in Italia ci siano due fasce di prezzo distinte è una realtà e non capisco come possa essere successo.
    Ad esempio, dove vivo io (UK) il LA costa esattamente la stessa cifra dovunque tu vada e tutti costano MOLTO di meno rispetto all’Italia (paragonando gli stessi prodotti delle stesse marche).

    Che si dovrebbero aiutare le famiglie è sacrosanto, ma non vedo il collegamento tra questo e i prezzi del LA in farmacia… Se il prezzo del latte diminuisce in farmacia chi ci rimette? Presumo il farmacista, ma dato che le farmacie di solito fanno pozzi di soldi se lo possono ben permettere.

    Insomma, allattare va sì incentivato, ma questo incentivo non si deve limitare a chi non ha accesso a un grande supermercato.
    E poi, come la mettiamo con quelli che non avrebbero alternative al LA? Puniamo anche loro solo perché non hanno accesso a una macchina?

    Il discorso non è quello di abbassare il prezzo del LA (anche se devo dire non capisco perché debba arricchire i produttori e/o i rivenditori, dato che SO che lo STESSO prodotto potrebbe costare MOLTO di meno) o di incentivarne l’uso, ma di livellarne il costo sul territorio.
    Se poi vuoi alzarne il prezzo SU TUTTO IL TERRITORIO, tassalo come se fossero sigarette, almeno i soldi vanno allo stato e non alla Danone, al supermercato o chi per loro (assumendo che questa sia un’alternativa migliore…).

    Che io, genitore con figlio che prende il LA, paghi la stessa cifra per lo stesso prodotto indipendentemente da dove mi trovi mi sembra un’aspettativa sacrosanta.
    Se poi con il 30% di sconto il prezzo è davvero troppo basso (improbabile, dato che i costi in Italia sono comunque gonfiati), allora basta diminuire lo sconto di un pochino. Forse su questo aspetto si sarebbe dovuta incentrare la lettera di protesta, piuttosto che battersi per mantenere uno stato di cose che fa solo arricchire i farmacisti alle spalle di pochi malcapitati, o i supermercati che si trovano a vendere la gran maggioranza del LA.

  • silvia

    Ho sentito tantissime mamme dire “non avevo latte a sufficienza” , neanche io lo avevo! o meglio pensavo di non averlo, sono bastati pochi consigli di mamme che forniscono consulenza e sostegno all’allattamento materno e io non ho più acquistato latte artificiale e non solo ma continuo ad allattare e mio figlio ha 16 mesi. Se non avessi avuto quel consiglio della mia ostetrica che mi suggerì di contattere l’associazione quanti soldi avrei speso, una mail ci ha cambiato la vita in sole 24 ore!

  • valentina

    sono daccordo con l’abbassamento del latte artificiale.
    io ho sofferto per due mesi per colpa delle terroriste dell’allattamento al seno!
    io non ho latte a sufficienza!!!! può succedere davvero, non vuol dire che la mamma non ha voglia di allattare, come fanno credere adesso! prima di partorire non avevo preso in considerazione il fatto di non avere latte e invece è successo! ho contattato la leche league e le mamme amiche, ma niente è servito, nonostante il mio mimmo si sia sempre attaccato bene e per molto tempo, quindi basta col dire che il latte ce l’hanno tutte!!!!!!!!!!!

    • redazione

      Qui si parla di abbassamento del prezzo del latte artificiale NELLE EMERGENZE. Il che equivale a far credere alle madri che in casi come terremoti e catastrofi naturali sia auspicabile interrompere l’allattamento al seno in favore della formula. Quindi a. il “terrorismo” dell’allattamento semmai è quello operato dalle aziende produttrici di formula, e non da chi si prodiga in favore dell’allattamento al seno, che nei casi di emergenza resta SEMPRE la soluzione migliore. b. Mi dispiace Valentina che tu sia rientrata nella esigua percentuale di agalattia. La rabbia che esprimi mi fa pensare che tu non abbia ancora superato questa “delusione”, e le consulenti della leche league non hanno colpa del tuo fallito allattamento, né sarebbe corretto smettere di dire che tutte le mamme hanno il latte, perché a fronte del tuo caso (sempre che si sia trattata di agalattia accertata, e mi chiedo se valga la pena valutare – o se sia già stato fatto – come si sia svolto il parto e le ore immediatamente successive) non si contano i casi di fallito allattamento per mancato sostegno e spinta verso l’opzione formula (vergognosamente già negli ospedali!) Riflettendo, se si deve parlare di terrorismo, volgerei lo sguardo altrove….

  • goldie

    i soldi sono da investire nella promozione dell’allattamento al seno… tutto il resto sono frottole… e il latte artificiale, oltretutto, fa schifo di sapore e lascia una sete!!!

  • Se il problema è la parola “sconto” (se così si può chiamare) perché c’è un’emergenza, allora forse bisognerebbe chiedere che le farmacie comunali adottino i prezzi fatti da tutti gli altri (senza nominare né la parola “sconto”, né la parola “emergenza”) in quanto è fondamentalmente ingiusto che alcuni siano penalizzati solo perché vivono lontano da un iper.

    Poi, ampliando il discorso, il prezzo del latte artificiale dovrebbe diminuire drasticamente in generale, e non per incentivare il non allattamento, ma solo perché si dovrebbe pagare il prezzo GIUSTO e non uno gonfiato che fa arricchire chissà chi.
    Inoltre, non trovo moralmente giusto che il latte artificiale se lo possa permettere chi i soldi ce l’ha, mentre le poveracce si troverebbero a dover allattare per forza (scenario che esiste in alcuni paesi del mondo, come in centro/sud America).

    L’allattamento si favorisce con l’educazione (che in Italia certamente manca o almeno è carente), non manipolando i prezzi; così si crea solo ineguaglianza e squilibri sociali e il messaggio che passa è che l’allattamento è solo, appunto, per gli indigenti che non si possono permettere di altro.

    • redazione

      Il punto, Andrea, è che l’iniziativa parte proprio cavalcando l’onda dell’emergenza, facendo di fatto mala informazione: proponendo uno sconto (che sarebbe auspicabile sempre perché è verità assodata che il prezzo della formula in Italia è inaccettabile!)sul latte il polvere per le popolazioni colpite da catastrofi naturali in un certo senso si propugna l’idea che in determinate circostanze sia meglio affidarsi alla formula – che allattare dopo uno “spavento” sia dannoso… E non si dice invece che in circostanze come quelle il latte in formula è un’arma a doppio taglio perché le condizioni igieniche per la preparazione del biberon non sono quelle auspicate.

  • Sono d’accordo su tutta la linea, ma la conclusione che in tempi di crisi uno debba affidarsi alla formula, mi sembra un po’ azzardata.

    Il limite della lettera di protesta è che fallisce di riconoscere la disparità di prezzi tra le farmacie e gli iper, (e qualunque madre lo sa) quindi
    la lettera in sé perde di valore.

    A leggere sembra che il latte verrebbe venduto sotto costo a prezzi molto inferiori del “normale”, mentre non credo proprio che sarebbe così.

    Cito dalla lettera: “l’obiettivo generale è quello di ridurre lo svantaggio sociale e sanitario progressivamente accumulato dagli individui e dalle famiglie in difficolta”

    Ma allora non dovremmo affrontare appunto la disparità di prezzi?

    Cito di nuovo: “Praticare sconti sul latte artificiale, seppur a famiglie in difficoltà economica, è rischioso perché potrebbe di fatto rappresentare una tentazione ed un incentivo al suo utilizzo, verso donne che stanno allattando, magari con difficoltà. ”

    Quindi chi scrive: 1) prende le madri per cretine e 2) non si rende conto che basta andare all’iper più vicino per pagare quel prezzo se non di meno e che così si penalizza chi l’iper non ce l’ha.

    Poi continua: “piuttosto che offrire latte artificiale a prezzo scontato in modo generalizzato, sarebbe più utile dirottare l’aiuto economico su altri beni necessari per la prima infanzia, non necessariamente di tipo alimentare, o meglio…”

    Quindi di nuovo ci si dimentica che il latte in farmacia costa uno sconcio, per cui parlare di “sconto” fa un po’ ridere. Per non parlare poi del termine “generalizzato”… quante sono le farmacie comunali che vendono più di una confezioni di latte una volta ogni morte di papa dati i prezzi che fanno?

    Quando ho letto la lettera ho provato un certo fastidio in quanto fallisce di riconoscere la realtà dei fatti e volendo ostacolare la riduzione dei prezzi in farmacia (qualunque sia il motivo) trovo che ci si è messi dalla parte del torto.

    Avrebbero potuto scrivere un qualcosa tipo: “riconosciamo che il latte in farmacia è normalmente molto, troppo caro, per cui invece di invocare uno “sconto a causa dell’emergenza” che potrebbe essere male interpretato, lo stato dovrebbe sforzarsi di mettere in grado chi lo vuole di acquistare il latte formulato allo stesso GIUSTO prezzo, indipendentemente da dove si abiti.”

    Con un qualcosa del genere si riconoscerebbe la disparità di prezzi tra le farmacia e i supermercati, si direbbe che “sconti per le emergenze” potrebbero essere male interpretati e si farebbe qualcosa per correggere un’ingiustizia e si difenderebbero TUTTE le madri.

    La lettera com’è formulata adesso A ME PERSONALMENTE invece di farmi pensare che allattare è meglio, mi indispone perché non si preoccupa di cambiare quella che è una forte anomalia. Sai che gliene importa di tutte le elucubrazioni che contiene alla madre che dà il latte formulato, è a corto di soldi e non ha accesso all’iper e magari è terremotata…

    • redazione

      alla madre che dà la formula probabilmente importa poco anche di tutte le “elucubrazioni” intorno al valore dell’allattamento al seno. Detto questo registro che questo pezzo non è nelle tue corde, ma ti posso assicurare che chi l’ha scritto tutto pensa tranne che le madri siano cretine. E di fatto se lo abbiamo pubblicato è perché ci trova al 100% d’accordo su quella che per noi è retorica: ossia che si pensi di andare incontro alle necessità delle madri “terremotate” abbassando il prezzo della formula. Stop. Ibfan Italia ha più di una volta messo in guardia da questo genere di provvedimenti (io li chiamerei “manovre”) perché in determinate condizioni – torno a ripeterlo – “incoraggiare” la formula (spesso con la richiesta di donazioni in tal senso) mette in serio pericolo la salute dei bambini. Elucubrazioni? Meno male che c’è chi le fa e le pone all’attenzione dei potenziali utenti finali, visto che produttori & co. hanno tutto l’interesse a non farlo.