Sonno dei bambini e metodo Estivill

So che se ne è già parlato molto nel merito del sonno dei bambini, e che molte sono state le critiche mosse a questo metodo che non esito a definire criminale. Purtroppo però, sono ancora molte le persone che lo applicano e che se ne ritengono soddisfatte. Anche persone che conosco personalmente e che, credetemi, stimo e so essere persone coscienziose, non hanno saputo resistere a questa tentazione.

Se vediamo in Internet le recensioni e i commenti anche recenti a questo libro, troveremo molti giudizi positivi, benché per fortuna non ne manchino anche alcuni negativi. Questo conferma ancora una volta almeno due cose: 1) la pedagogia nera è ancora molto diffusa e dura a morire e trova sempre strade diverse per esprimersi e per raggiungere il suo obiettivo, che altro non è che il negare, il mortificare e il violare il meraviglioso mondo dei bambini. In aggiunta alle botte a fin di bene, alle regole, alle punizioni, all’allattamento artificiale, ora il bambino non può stare tranquillo neanche durante il sonno. Una vero e proprio olocausto bianco h 24.

2) anche persone che amano i loro figli possono cadere in queste trappole, perché spacciate e pubblicizzate come tecniche efficaci, rapide, semplici e soprattutto create “per il bene del bambino”. Come sappiamo la verità è un’altra: tale metodo non ha alcuna validità scientifica, non ne sono stati dimostrati i vantaggi legati al benessere del bambino e ne sono stati, invece, evidenziati i gravi danni che arreca al bambino e alla sua relazione con i genitori.

Ma vediamo di che si tratta e facciamolo con un video che credo valga più di mille parole.

Che reazioni emotive vi suscita? Io personalmente provo dolore, angoscia, rabbia. Penso a quel povero bambino che chiama la mamma e il papà, che piange, che si dispera, che si trova davanti un estraneo “uomo nero” che lo costringe a dividersi dai sui genitori. Ma chi è? Cosa vuole? Chi lo ha interpellato? Perchè mi sta facendo questo? E soprattutto perchè mamma e papà non fanno nulla per difendermi? Ecco, queste credo possano essere le domande che si pone il bambino di fronte ad una minaccia del genere.

In realtà penso anche ai genitori, a quella povera mamma che è evidentemente e giustamente angosciata: ama il suo bambino, pensa di fargli del bene adottando questo metodo, lo fa in totale buona fede. Si rende però altresì conto che il bambino piange, soffre, si dispera e il suo naturale, innato e meraviglioso istinto (cuore) di mamma la spingerebbe ad intervenire subito per placare la sofferenza del suo cucciolo. L’esperto però la tranquillizza e le dice che “va bene così, rientra tutto nella norma”.

Facciamo una breve sintesi del metodo, della sua storia e della sua evoluzione.
Eduard Estivill, pediatra spagnolo famoso in tutto il mondo per la sua attività di esperto del sonno, sia quello degli adulti che dei bambini, nel 1996 pubblica un libro divenuto subito un bestseller e pubblicato in Italia con il titolo Fate la nanna. In realtà, già prima di lui, negli anni ’80 il pediatra Richard Ferber inventò sostanzialmente lo stesso metodo, che effettivamente Estivill sembrerebbe aver semplicemente scopiazzato e che arrivò al grande pubblico con il libro Solve Your Child’s Sleep Problems.

Il manuale di Estivill viene pubblicizzato come una guida rapida, semplice ed efficace nel 96% dei casi. Solo nel 4% dei casi il trattamento non funziona, ma ci rassicura l’autore che questo non avviene mai per i limiti propri del suo metodo, ma perchè non è stato compreso bene il manuale, oppure è stato letto da uno solo dei genitori, oppure il bambino è accudito da più persone, oppure il bambino si è ammalato, oppure i genitori sono ansiosi, oppure oppure…. Il metodo sembrerebbe dunque perfetto. In realtà nel manuale non è riportata alcuna bibliografia e anche le statistiche sull’efficacia del metodo non sono documentate in un report basato su specifiche ricerche scientifiche.

Nel libriccino vengono descritte passo dopo passo le varie modalità di intervento, sostanzialmente durata del tempo del bambino insieme al genitore e durata del tempo in cui il bambino deve rimanere da solo nella sua stanza, anche se piangendo e disperandosi, senza che papà e mamma intervengano. Inutile dire che, nel giro di tempi strettissimi, la durata del primo dovrà diminuire e quella del secondo aumentare. L’autore evidentemente non sa che per un bambino molto piccolo anche pochi secondi rappresentano un’eternità. E’ il solito deleterio approccio al bambino, creato partendo non dagli occhi del bambino, ma da una visione adultocentrica che salvaguarda l’adulto e annulla il bambino.

Questi sono solo alcuni passaggi del manuale, che trasudano violenza e adultocentrismo in modo evidente: “Ma quando ‘compriamo’ un neonato, una di queste cosine tanto fragili, non un’ombra di commesso che ci porga con un sorriso il libretto delle istruzioni”. Certo, l’autore utilizza le virgolette per il verbo ‘comprare’, ma di fatto il bambino è visto come un oggetto estraneo, incomprensibile, che richiede delle istruzioni per essere utilizzato… Ma le istruzioni non servono, non esisterebbero se non ci fossero oscuri personaggi come Estivill. Le uniche istruzioni sono quelle che ognuno di noi ha già dentro di sé e che sono parte “naturale” del nostro patrimonio genetico.

Estivill ci dice sostanzialmente che il suo metodo va applicato da subito, il neonato deve dormire da solo e al buio nella sua stanza e “al terzo mese al massimo il piccolo deve essere sistemato nella propria cameretta”. Assolutamente dunque abolito il lettone di mamma e papà o la culla dentro la camera di mamma e papà. Fino ai tre mesi è concesso al genitore di essere più morbido, ma l’autore sembra comunque lasciar intendere che è comunque possibile adottare il metodo anche prima.

Dai tre mesi in poi il bambino diventa in automatico un adulto e, in virtù di questo radicale cambiamento, si richiedono a mamma e papà rigidità, fermezza e determinazione. Al pediatra spagnolo preme sottolineare anche che dovete fare “attenzione a non allungare pian piano, quasi inconsapevolmente, i lieti momenti che trascorrete insieme con lui prima di andare a letto”.

E’ assolutamente vietato, continua l’autore, far addormentare il bambino cullandolo fra le vostre braccia, cantando, tenendogli la mano, accarezzandolo, perchè deve essere fatto “addormentare con i suoi mezzi”. Anzi, se vediamo che il bambino si assopisce mentre viene allattato, dobbiamo assolutamente svegliarlo facendo rumore, soffiandogli o facendogli il solletico, finanche a non “smettere di passare l’aspirapolvere, di conversare o di ascoltare la radio se il bambino sta dormendo alle undici di mattina”.

Il motivo è semplice: il bambino non deve associare l’allattamento, né altro, con il momento del sonno, altrimenti dormirà solo in associazione ad altri stimoli esterni e mai da solo quando è giusto che dorma. Se il bambino si dispera, certamente si tratta di capricci temporanei e dunque dal terzo mese in poi non accorrete e “non prendetelo in braccio al minimo segno di agitazione”.

A me personalmente le proteste del bambino nel video non sembrano assolutamente dei lievi e temporanei capricci. E da notare che il bambino nel video è già più grandicello; pensiamo alla disperazione di un neonato di pochissimi mesi…

E poi, quali sono i “mezzi” propri che dovrebbe avere per cavarsela da solo? Non esistono, i suoi unici mezzi a disposizione sono i suoi genitori, che fanno per lui tutto ciò che da solo non è ancora in grado di fare. Dico sempre, in modo ironico e un po’ provocatorio, che nei primissimi anni di vita del bambino i genitori sono un corpo in comodato d’uso ai propri cuccioli. Senza di loro il cucciolo è spacciato, semplicemente non è in grado di sopravvivere.

L’obiettivo del metodo è dunque che il bambino dorma, dorma quanto prima e che impari a farlo da solo per il maggior tempo possibile.
Tale metodo non è assolutamente a vantaggio dei bambini, ma dei genitori, perché garantisce loro sonni tranquilli. Rappresenta dunque un modo sicuramente valido per far addormentare i genitori, non di certo i bambini. O meglio, i bambini forse ad un certo punto si addormentano anche, ma a che prezzo per loro?

Ne parleremo la prossima volta…

Dott. Alessandro Costantini, autore di “meravigliosa infanzia” a favore della pedagogia bianca di Alice Miller


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10 risposte a “Sonno dei bambini e metodo Estivill”

  1. Elena scrive:

    E’ la seconda volta che vedo questo video e non sono riuscita a guadarlo fino alla fine come ho fatto la prima. Mi fa stare troppo male. Mio figlio compie 5 anni a novembre e capita ancora che alla notte si svegli e mi chiami e io corro a consolarlo se ha fatto un brutto sogno o lo tengo a letto con me quando ne sente il bisogno.L’ho allattato fino ai 2 anni e questo ha favorito il fatto di dormire insieme. Non posso tollerare i metodi all’Estivill, ma penso che la responsabilità sia anche delle persone che non hanno più la capacità di entrare in sintonia con la parte più profonda di se stessi. Si sente il bisogno di seguire dei modelli di riferimento ormai per tutto, e spesso sono quelli sbagliati.

  2. Silvia scrive:

    Buonasera
    Io il libro di estevill l ho letto, consigliato da una mamma disperata, e non l ho trovato così violento e raccapricciante come volete farlo sembrare…poi tr a il leggere e l applicare c e di mezzo il mare…con il primo bimbo nessun problema sul sonno, con il secondo già di più…metodo non applicato, ma i bimbi x una mamma non sono esperimenti…ma devo dire la verità qualche volta aspetta piagnucolando prima che arrivi…magari son sotto la doccia…colpevole perché alle 11 di sera sento la necessità di lavarmi?son sempre stata presente, anche troppo credo, e paghi anche questo…insomma x le mamme nessuna pietà, c’è sempre qualcuno che ti dice la sua, almeno estevill non mette sotto accusa le mamme…i nostri tesorini(e io li chiamo le mie perle, perché così sono x me, nel bene e nel male)risucchiano ogni energia, specialmente quando sei mamma, moglie, casalinga 24 ore su24.e qualcuno osa dire qualcosa a queste donne?anche se lasciano il pupo pingere un po’?i video sono gli estremi..il mio forse avrà pianto x un minuto di fila, ma non di più…ma non sono wonder woman quindi…non ce la faccio diversamente…alto contatto poi cosa vuol dire?io nel lettone il mio piccolo non lo porto, primo perché non posso lasciarlo senza sorvegliarlo e almeno la sera cerco di ritagliarmi almeno 20 minuti x lavarmi e rilassarmi dopo che i bimbi son a letto(chiedo
    troppo?)e poi perché non riuscirei a dormire comunque e lui ha bisogno di allargarsi e muoversi, x non parlare della reazione che potrebbe aver il fratellino maggiore…poi vediamo…sempre in braccio?talvolta si può, talvolta anche no e tocca a loro aspettare un attimo altrimenti chi fa il pranzo e la cena x il papà il bimbo di 5anni x il piccolo di 9 mesi(tutti con gusti ovviamente diversi)ah dimenticavo, magari mangia anche la mamma…e poi il bagno almeno una volta la settimana va pulito no?e così la polvere…io non credo di far mancare molto ai miei figli…ma non posso certo annullarmi come persona o negare altri doveri, seppur meno importanti…io non sono cresciuta nella cultura dell alto contatto(ho40 anni) ma non sono cresciuta male e non rimprovero poi tanto ai miei genitori, anzi…oggi invece non vedo tutta questa meraviglia di cui parlano i libri dell alto contatto e simili, sono insegnante di scuola primaria e da un po’ quando incontro nuovi alunni non trovo educazione e spontaneità ma solo strafottenza e superbia perciò davvero non so più a chi credere…scusate x lo sfogo ma talvolta mi sembra che alcune teorie non abbiano i
    piedi x terra…

    • redazione scrive:

      ogni genitore è libero di fare cosa ritiene più giusto per il suo bambino, purché il bambino sia rispettato. Detto questo, il metodo estivill non prevede “rivisitazioni”, quindi non siamo noi i raccapriccianti, ma il metodo così come è stato proposto e così come Estivill stesso imponeva di essere applicato. Se lo stesso Estivill ha ritrattato, ammettendo i danni provocati dal metodo, un motivo ci sarà, no? Infine riflessione: sei così sicura che i bambini “superbi” di cui parli abbiano alle spalle un’educazione ad alto contatto? Ma soprattutto perché tutta questa “avversione” verso un tipo di educazione che prevede il naturale rispetto dei bisogni dei più piccoli? Perché a te non è stata elargita? (e come a te, alla media dei quarantennni di oggi, me compresa).

  3. Camilla scrive:

    Sono anche io insegnante alla scuola primaria e solitamente i bimbi più dolci e rispettosi sono quelli che vengono ascoltati. Quelli cosiddetti superbi di solito sono proprio quelli cresciti con l’idea dei vizi, però magari riempiti di giocattoli e videogiochi o oggetti materiali per compensare l’affetto che manca. E comunque tanto fa lo stile educativo, al di là dell’alto contatto o meno. Alto contatto non vuol dire stare per forza appiccicati a letto o stare in braccio 24 h su 24 ma comprendere e ascoltare i bisogni del bambino. Mia figlia ha quasi 10 mesi, è stata molto in fascia, mangia da sola e con noi, e dorme nel lettino accanto a me. È una bambina serena che piange solo se è stanca, quando la lascio con altri sta tranquillamente e quando torno si illumina e si attacca al mio seno. Non mi sono assolutamente annullata come donna, vado da estetista e parrucchiera e faccio la doccia ogni giorno, ma sapevo che non avrei più potuto dormire per un po’ 12 ore di seguito o fino a mezzogiorno…se uno preferisce così tanto vale che faccia i figli!! In casa faccio il minimo indispensabile e non è la mia priorità, mi porto la bambina dietro oppure la tengo in fascia e ci divertiamo tanto…per il resto ci sono anche i papà che possono dare una mano in casa….!! Ultima considerazione.la società di oggi è proprio il risultato di attaccamenti ansiosi e insicuri e di bassissimo contatto…vogliamo che si vada avanti così o sarebbe bello che la società si basasse su attaccamenti sicuri e sull’affetto? Il buon vecchio bowlby insegna….All’università ci hanno proprio parlato del metodo estivill come esempio di condizionamento operante e quindi non consigliato per i bambini, non sono topi da laboratorio! Viziamo i nostri cuccioli d’amore e non di beni materiali inutili. Quelli si rompono, l’amore resta per sempre.

  4. Elena scrive:

    Siamo tutte della stessa generazione ( io ho 42 anni anni) e nemmeno io sono stata cresciuta con la cultura dell’alto contatto, anche perchè all’epoca non ci si poneva tanti problemi nella crescita dei figli, eppure io mi ricordo che i miei venivano a vedere cosa c’era se mi svegliavo piangendo, se avevo avuto un incubo. E non parlo solo di mia madre ma anche di mio padre.Figuriamoci se mi avrebbero lasciato piangere per delle mezz ‘ore. Certo non dormivo nel letto con loro, anche se quando avevo pochi mesi il lettino era attaccato a quello dei miei.Con mio figlio non ho seguito i consigli di nessuno. Semplicemente quando piangeva e mi chiamava di notte non avevo il cuore di lasciarlo piangere.E’ stata una debolezza? Io non credo. Considera che fino ai 3 anni si svegliava ogni 4 ore per notte. E alla mattina anche noi dovevemo andare al lavoro. Eravamo due stracci. A quel punto è stato molto più naturale per tutti dormire insieme ( con il torcicollo, le braccia e le gambe indolenzite, ma dormire). Dopo i 3 anni abbiamo comprato la cameretta e piano piano con la nostra presenza le prime notti, ha cominciato ad accettare naturalmente di dormire da solo ( e quando succede che si svegli e corra nel nostro letto lo accettiamo, perchè è una fase e fino a 16 anni non credo resti a letto con noi!).Quanto ai bimbi strafottenti li vedo anche io, ma non credo siano cresciuti così per un eccesso di calore umano, semmai per una carenza di questo ed un eccesso di tutto il resto, di tutto ciò di cui li si riempie e di cui non hanno bisogno.

  5. francesca m scrive:

    Io voglio raccontarvi la mia esperienza perchè nessuno dice mai una cosa che io con soli due figli ho toccato con mano: i bimbi sono tutti diversi e con esigenze diverse fin da neonati. Il carattere conta e conta tantissimo. Il primo figlio è molto chiuso e timido e anche autonomo e fin da neonato non desiderava l’alto contatto: ebbene sì lui si addormentava solo nella culletta, mentre se lo cullavamo e lo tenevamo in braccio si eccitava e siccome stanco piangeva. Ricordiamo le mezz’ore in cui lo “passeggiavamo” la sera e alla fine stremati lo mettevamo nella culletta e poi lui li si calmava in poco tempo e si adddormentava (perchè diciamocelo un conto è se quando lo prendi su smette di piangere, ma se in braccio piange dopo un po’ sei stremato). Poi nella notte si svegliava per la poppata e si addormentava mentre poppava. E se lo mettevamo nel lettone piangeva pure!
    Il secondo ha un carattere socievole e ama stare in compagnia (vi giuro che sono diversi fin da neonati); si addormenta in braccio oppure steso nel lettone vicino a mamma o a papà (poi noi lo trasferiamo nella culletta prima e nel lettino ora perchè anche il nostro sonno è importante e in ogni caso si addormenta presto la sera e sarebbe assolutamente insicuro lasciarlo da solo nel lettone). Nella notte quando si risveglia lo prendiamo subito su e si riaddormenta in fretta ma in braccio. La cosa importante è essere in sintonia con il neonato/bambino; poi secondo me se lo si riesce a capire il bimbo dorme, svegliandosi, ma non ogni mezz’ora!
    L’educazione è un capitolo decisamente diverso; io personalmente penso che le difficoltà dei bimbi di oggi siano una questione di insicurezza, perchè i bambini hanno bisogno per sentirsi sicuri di adulti autorevoli e di limiti e tante volte non è così importante il metodo che scegli ma la sicurezza che hai come adulto e la coerenza. Io sono contraria alla violenza ma non alle regole intese nel senso che comunque la tua libertà finisce quando inizia quella dell’altro e che per convivere civilmente nella società sono necessarie (e la famiglia è la prima forma di società per il bimbo).

  6. francesca m scrive:

    Comunque visto che accumunate le botte alle regole, volevo capire cosa intendete per assenza di regole, visto che secondo me senza regole non si può convivere felicemente. Es. per me si mangia tutti insieme alla stessa ora (regola facile da far rispettare), si mangia seduti a tavola (regola difficile da far rispettare e non così importante), non si distruggono le cose degli altri (regola difficile ma molto importante), non si fa male agli altri (regola importantissima ma purtroppo disattesa), non ci si fa male ovvero non si fanno cose realmente pericolose (regola difficile ma molto importante), si va a scuola (regola difficile per i genitori), non si vede troppa TV (regola che vale per tutti anche i genitori), ci si lava le mani (regola a tratti facile a tratti difficile non così importante). Poi a me piacerebbe anche che salutassero e ringraziassero, ma spero che con il tempo basti l’esempio e cerco di non forzarli troppo anche perchè si sa che ad una certa età sono oppositivi.

  7. paola scrive:

    salve a tutti, ho appena letto l’articolo e visto il video e ho pianto. Sinceramente non ricordo molto di come venivo addormenta da piccola ma conoscendo mia madre non credo mi abbia mai lasciata da sola nel momento dell’addormentamento e ricordo bene che quando mi svegliavo di notte e chiamavo veniva lei oppure la mia nonnina… dunque non credo di essermi riconosciuta in quel bambino ma veramente mi sono sentita proprio male a vederlo e a vedere la mamma che stava così male nel doversi impedire di consolare il proprio bambino! Mi sono ricordata bene quando anche io ho letto questo libro: Lorenzo, il mio bambino che ora ha 8 anni, si addormentava solo al seno e si svegliava anche ogni ora…Così un amica mi consigliò quel libro. La prima sensazione che provai nel leggerlo fu l’angoscia: sapevo, conoscendomi bene, che non sarei mai stata “in grado” di applicare quel metodo e ricordo bene anche la sensazione di inadeguatezza e di colpa che provai perchè nel libro si dice chiaramente che se TU genitore non insegnerai a tuo figlio a dormire da solo creerai un individuo insicuro e che probabilmente da grande soffrirà di insonnia!!!! Quindi il messaggio che deve arrivare è che se non applichi il metodo non vuoi “il bene” di tuo figlio….Solo questo secondo me può bastare per trarre le dovute conclusioni.
    Ho allattato Lorenzo fino a tre anni continuamente rimproverata da tutti coloro che mi circondavano, tranne mio marito, i quali affermavano che ne avrei fatto un bambino morboso e insicuro. Lui ha continuato a svegliarsi due volte per notte fino a circa 18 mesi, poi è passato a una volta e poi ha smesso di svegliarsi… L’ho messo a dormire nella sua cameretta quando aveva un anno ma appena si svegliava lo portavo nel lettone. A tre anni improvvisamente non mi ha chiesto più il seno ma una favola ed ha iniziato ad addormentarsi in quel modo… Adesso è un bambino tranquillo, dorme nella sua camera e da quando aveva cinque anni ha accettato tranquillamente che la sorellina dormisse spesso nel lettone anche perchè lui non svegliandosi più la notte non ne sentiva proprio la mancanza. Non è diventato dunque un bimbo morboso e insicuro e sicuramente non soffre d’insonnia!!!! Io ho imparato che andare contro l’istinto e il cuore non è mai la cosa giusta e con la sorellina non mi ha nemmeno sfiorato l’idea che fare la mamma come mi sentivo “dentro” potesse nuocerle in qualche modo. Questa penso sia la cosa più importante: non permettere a nessun esperto e a nessun metodo di prendere il posto del tuo cuore e dei sentimenti tuoi e dei tuoi figli!!!! E’ legittimo farsi domande e chiedere anche aiuto quando se ne sente la necessità ma se il tuo stomaco ti dice che c’è qualcosa che non va nel consiglio che ti hanno dato vuol dire che devi cercare altrove….

  8. alberto scrive:

    Non sono nè pro nè contro questo sistema, sono solo contro i cretini e ignoranti come lei che mettono paure addosso a neogenitori. Scrive: “Penso a quel povero bambino che chiama la mamma e il papà, che piange, che si dispera, che si trova davanti un estraneo “uomo nero” che lo costringe a dividersi dai sui genitori. Ma chi è? Cosa vuole? Chi lo ha interpellato? Perchè mi sta facendo questo? E soprattutto perchè mamma e papà non fanno nulla per difendermi? Ecco, queste credo possano essere le domande che si pone il bambino di fronte ad una minaccia del genere”. Perché secondo lei un neonato di due mesi è in grado di articolare questo tipo di pensieri? O agisce secondo un istinto o associazione di sensazioni? Vada a scrivere articoli sul pallone che è meglio, e che le mamme stiano tranquille.

    • Alessandro Costantini scrive:

      Gentile Alberto,
      trovo fuori luogo il suo atteggiamento così offensivo ed aggressivo; atteggiamento che di solito rende difficile un confronto sano, maturo e costruttivo. Provo comunque a risponderle.

      1) Il bambino nel video è molto più grande di due mesi, infatti si lamenta, chiama la madre, si dispera e prova ad uscire dal lettino.
      2) Più in generale, ciò che è scritto nell’articolo rispetto al “vissuto” del bambino è legato a ciò che questi prova a livello emotivo e che, se fosse in grado di parlare e comunicare come un adulto, certamente riferirebbe. Vissuto del bambino che noi genitori e adulti siamo chiamati a conoscere, decifrare e placare.
      Inoltre, ho la sensazione che l’atteggiamento totalmente “pro-bambino” che trasuda dall’articolo mi sembra non sia stato ben accolto da lei. Dunque il suo appunto, oltre che illogico, a mio avviso cela evidentemente una sottile propensione alla pedagogia nera e al basso contatto.
      3) Le mamme non devono stare tranquille se utilizzano questo metodo; al contrario vanno sostenute ed aiutate a comprendere i seri danni che un metodo del genere crea nel bambino.
      4) Lei dice di non essere nè a favore nè contro il metodo Estivill….. Come è possibile? E’ impensabile non schierarsi, soprattutto quando si ha a che fare con i bambini, il dono più grande che la vita ci possa donare.
      Dante Alighieri la collocherebbe nel girone infernale degli ignavi, coloro che, non avendo mai preso una posizione nella vita, sono costretti a rincorrere una bandiere, punti da api, per tutta la vita.
      Cordiali saluti
      Dott. Alessandro Costantini

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