Che cos’è il ritardo del linguaggio: sfatiamo la leggenda del bambino “pigro”

Ogni bambino è biologicamente predisposto a comunicare e a sviluppare il linguaggio verbale secondo delle tappe evolutive fisiologiche ed universali. Tra le più importanti si ricordano per esempio la comparsa della lallazione verso gli 8 mesi, la comparsa delle prime parole intorno all’anno di vita e delle prime frasi intorno ai 24 mesi.

Spesso capita di trovarsi di fronte a un bambino che tarda a raggiungere queste tappe evolutive e quindi a sviluppare il linguaggio in ritardo rispetto alla norma.

Vediamo sinteticamente di cosa si tratta.

RITARDO DEL LINGUAGGIO

Il ritardo di linguaggio in età evolutiva costituisce attualmente una condizione piuttosto diffusa. Secondo un recente studio (Desmarais,Silvestreetall.,2008) la prevalenza dei cosiddetti “Late talkers“, ovvero dei bambini parlatori tardivi a 24 mesi, è stimata intorno al 15% della popolazione.

I bambini parlatori tardivi non costituiscono un gruppo omogeneo, ma presentano caratteristiche diverse: in alcuni casi il ritardo riguarda esclusivamente il linguaggio espressivo (la produzione linguistica) in presenza di una buona comprensione linguistica; in altri casi può essere presente una compromissione più o meno grave sia della produzione linguistica che della comprensione.

È inoltre opportuno sottolineare che il ritardo di linguaggio può manifestarsi sia in associazione con altre patologie (per esempio deficit neuromotori, sensoriali, cognitivi o relazionali) sia isolatamente.

Quando preoccuparsi?

Di seguito sono sintetizzati le principali caratteristiche dei bambini “Late talkers“:

  • vocabolario ristretto (meno di 50 parole a 24 mesi)
  • lenta crescita del vocabolario (vengono acquisite poche parole al mese)
  • assenza del linguaggio combinatorio (frasi) a 24 mesi
  • inventario consonantico ridotto rispetto all’età, limitato ai fonemi più semplici da acquisire come le consonanti m, p, t
  • linguaggio caratterizzato da una ridotta intelligibilità generale

È bene sottolineare che gli indicatori sopra descritti, pur non dovendo essere considerati in modo rigido, rappresentano un valido ed utile punto di riferimento per monitorare il livello di sviluppo linguistico del proprio bambino.
Ricordiamo che rivolgersi agli specialisti risulta la scelta più giusta per risolvere qualsiasi dubbio. L’intervento e la diagnosi precoci sono fondamentali in caso di disturbi di linguaggio per le ricadute sociali e relazionali che queste difficoltà potrebbero generare nel bambino e per lo sviluppo dei futuri apprendimenti scolastici in quanto le abilità linguistiche sono fortemente correlate con l’acquisizione della lettura e della scrittura.

IL BAMBINO PIGRO NON ESISTE

In questi casi è piuttosto diffusa da parte dei genitori (e purtroppo talvolta anche dei pediatri) l’abitudine di definire pigro il bambino che tarda a parlare. Questa definizione è da ritenere assolutamente infondata e scorretta in quanto il concetto di pigrizia presuppone la scelta volontaria di non voler fare una determinata cosa – in questo caso di parlare – e ciò è assolutamente incompatibile con il livello di consapevolezza che può avere un bambino di pochi mesi.

Inoltre il concetto di pigrizia potrebbe portare ad un atteggiamento di attesa nella convinzione che il bambino “prima o poi parlerà” poiché già ne possiede la capacità ma deve solo “sbloccarsi” e decidere di farlo. Bisognerebbe quindi sostituire il concetto di “pigrizia” con il concetto di “inabilità”: il bambino che tarda a parlare non va considerato pigro, ma momentaneamente “inabile” ovvero incapace di esprimersi verbalmente in quanto non ha ancora raggiunto i necessari prerequisiti per attivare un’abilità complessa come il linguaggio.

Ragionando in questi termini si evita di aspettare tempo prezioso prima di rivolgersi ai professionisti competenti per un consulto e una valutazione specialistica. I professionisti a cui rivolgersi sono rappresentati da:

  • Il neuropsichiatra infantile, il quale è in grado di fare un inquadramento generale dello sviluppo del bambino (sul piano linguistico, ma anche sul piano psicomotorio, cognitivo, comportamentale etc.) rilasciando una diagnosi;
  • Il logopedista, che effettua la valutazione logopedica ovvero la valutazione delle abilità comunicativo-linguistiche del bambino.

Bisogna dunque sfatare la falsa leggenda del “bambino pigro” che saprebbe parlare ma non vuole farlo: un bambino capace di parlare parla, se non lo fa si è di fronte a quello che viene definito “ritardo di linguaggio”.

QUALI ERRORI DA NON FARE?

In conclusione ecco alcuni errori da evitare quando ci relazioniamo con bambini che presentano un ritardo di linguaggio:

  • evitare di chiedere con insistenza di ripete una parola bene se il bambino la pronuncia nella forma non corretta: ciò potrebbe portare frustrazione nel bambino, il quale per giunta non è ancora consapevole dell’errore.
  • evitare di commentare negativamente e dire al bambino frasi del tipo “lo sai fare, sforzati” etc.
  • evitare di far finta di non capire con lo scopo di spingere il bambino a sforzarsi a fare meglio: il bambino in quel momento si sta esprimendo mettendo già in atto il massimo delle sue potenzialità.
  • evitare di colpevolizzare il bambino e parlare esplicitamente delle sue difficoltà davanti a lui.

Logopedista Giulia Malaspina e curatrice del blog Logopedista Giulia Malaspina


Potrebbero interessarti anche

Libri sull'argomento