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redazione | Genitorialità, Salute del bambino

SOS Mamma: il mio bambino vuole stare sempre in braccio a me. Cosa posso fare?

5 Maggio 2016

vuole stare sempre in braccio

SOS Mamma: il mio bambino vuole stare sempre in braccio a me. Cosa posso fare?

Domanda: «Salve, qualche mese fa ho dato alla luce il mio primogenito, un meraviglioso bambinone di 4 kg!
Vi scrivo perché sono disperata. Giorgio vuole e riesce a dormire solo tra le mie braccia, le ho provate tutte:
port-enfant, ovetto, culla, ma niente da fare; anche se si trova nel migliore dei sonni, appena accenno a posarlo da qualche parte, spalanca gli occhi e strilla! Temo che prenda il vizio e non riesca più a staccarlo da me quando dovrò tornare a lavoro! Inoltre non vuole stare tra le braccia di nessuno, strilla con tutti, anche con il papà, si calma solo quando lo prendo io. Tutto questo per me, che sono da sola per la maggior parte del tempo, è un problema. Ho anche notato che spesso, mentre dorme, spalanca le braccia come se stesse per cadere, cosa può significare? Datemi un consiglio, come posso gestire questa situazione? Grazie mille!».


Cara mamma, per prima cosa ti ringraziamo per aver condiviso la tua fatica con noi. Quella di cui ci hai parlato è una difficoltà abbastanza diffusa, anche se non sempre riconosciuta.
Al momento della nascita, lo sviluppo del bambino non è ancora completo e il bebè è totalmente dipendente dalla mamma per soddisfare i suoi bisogni primari. Rispetto ad altri mammiferi, potremmo dire che il cucciolo dell’essere umano deve ancora compiere una esogestazione, cioè un periodo gestazionale fuori dalla pancia. Per intenderci, assomiglia un po’ a un canguro, che ha bisogno di essere trasportato nel marsupio dalla mamma fino a che non sarà pronto a camminare e balzare da solo, mentre, ad esempio, un puledro, già un’ora dopo il parto è in grado di alzarsi e trotterellare. Un bambino impiega circa un anno dopo il parto per arrivare a essere parzialmente autonomo, pur rimanendo fortemente dipendente dal genitore ancora per diversi anni.
In questo periodo, soprattutto nei primi tre mesi dopo il parto, il bimbo vive in profonda simbiosi con la mamma: ritrovare il battito del suo cuore e la voce che conosceva fin da dentro la pancia lo calma e rassicura, come anche poter percepire il movimento materno già sperimentato nell’utero. Inoltre è lei che si occupa maggiormente del nutrimento e dell’accudimento, rendendo riconoscibile e fissando nella memoria del bebè il proprio odore e il proprio tocco. La mamma è il terreno su cui e si svolge tutta la vita del bebè, che è biologicamente programmato per rendersi conto di quando questa “terraferma” viene meno: quando non percepisce il tocco, il profumo, il battito del cuore della mamma, il bebè si rende velocemente conto di essere da solo e, di conseguenza, potenzialmente in pericolo.

Lo stesso riflesso di Moro, che tu hai notato anche durante il sonno (quando il bimbo allarga le braccia come se stesse cadendo), è un riflesso fisiologico che si verifica quando i bimbi vengono distesi su superfici piane o li poggiamo molto velocemente o bruscamente, quando, insomma, si sentono poco contenuti o sostenuti. Pensa a una scimmietta che rimane tutto il giorno attaccata al pelo della mamma con le zampe: quando la madre si sposta bruscamente, la scimmietta deve reggersi più forte. Anche i cuccioli umani hanno mantenuto questo tipo di riflesso, che garantisce loro protezione finché non saranno in grado di aggrapparsi consapevolmente al corpo materno.

Noi ovviamente sappiamo che non stiamo abbandonando il bebè, ma un neonato non ha l’esperienza né la capacità cognitiva tale da comprendere che, nel momento in cui la mamma lo lascia, in realtà non accade nulla e si trova sempre in un luogo sicuro. Allo stesso modo ­– e questo è il fatto positivo! – fino a circa un anno di età il neonato non può essere “viziato”, non essendosi ancora stabilizzato il rapporto tra causa-effetto, soprattutto nell’ambito della socializzazione della “manipolazione” delle persone. In generale, bisogna anche riconsiderare cosa intendiamo per “vizio”: si può viziare un bambino rispondendo ai suoi bisogni fisiologici? Si può viziare un bambino donandogli il nostro amore? Come sostiene Giorgia Cozza, autrice di numerosi libri,

viziamo i nostri bimbi d’amore, perché imparino a trovare il vero valore nelle relazioni invece che negli oggetti.

Questo non significa che accudire un bimbo, soprattutto nei primi tre mesi dopo la nascita, sia semplice e immediato. A volte è faticoso avere qualcuno che occupa il proprio spazio personale in continuazione, sia fisicamente sia emotivamente. La buona notizia è che progressivamente i bimbi iniziano ad aprirsi e a osservare il mondo: verso i sei mesi, il bimbo inizia a guardarsi di più attorno e a socializzare maggiormente con il papà, i nonni e qualche estraneo, e  verso gli otto-nove mesi inizierà veramente a sperimentare il mondo esterno, distaccandosi dalla mamma per brevi periodi per poi tornare alla base sicura all’interno delle sue braccia.

Ci dici che ha sperimentato molte soluzioni per calmare il tuo bimbo, ma è solo fra le tue braccia che riesce a tranquillizzarsi e riposare. Pensi di poter provare ad assecondare questo bisogno continuo di contatto, magari supportandolo e agevolandolo? Purtroppo non esistono ricette per allontanare un bimbo dalle braccia della mamma e, in tutta sincerità, non crediamo sia giusto distogliere un neonato da quello che, in fondo, è un bisogno fisiologico di nutrimento affettivo e di presenza. Un metodo che potrebbe aiutare a rendere il bambino più sereno e, magari, più pronto ad affrontare la vita e a guardarsi intorno, potrebbe essere il massaggio infantile vissuto come momento di contatto profondo.

Per quanto riguarda i supporti in cui far dormire il tuo bambino, molte mamme hanno beneficiato di una fascia portabebé ergonomica, che sostiene bene i bambini anche quando si addormentano, lasciando libere le mani della mamma e dandole la possibilità di muoversi.
Abbi pazienza, il bagaglio di amore che regalerai a tuo figlio in questi primi mesi sarà la base per tutte le esperienze della sua vita, per formare una persona psicologicamente e sentimentalmente stabile e per crescere il suo bimbo sano e sicuro.

Pazientare non significa, però, fare tutto da sole: se possiamo aiutarti in qualche modo, siamo qui per questo!

Nicoletta Bressan

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