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redazione | Pedagogia

Didattica a distanza e homeschooling

30 Marzo 2020

In questo momento in cui la scuola scopre la didattica a distanza e si reinventa in funzione della situazione contingente, certamente esistono le premesse per un avvicinamento fra la realtà dell’homeschooling e l’istituzione scolastica.

Ma attenzione a non confonderle: stare a casa e far video lezioni non è istruzione parentale!

Innanzi tutto, fare homeschooling non significa solo fare scuola a casa; l’istruzione parentale è piuttosto un approccio genitoriale complessivo all’educazione e all’istruzione della prole, che prende le mosse da un’assunzione totale delle responsabilità e dei compiti legati a questa scelta.

Come abbiamo avuto modo di chiarire altrove, esistono moltissimi modi di fare homeschooling, quello della scuola a casa è solo una delle tante possibilità, ma non l’unica.

Una delle caratteristiche principali che contraddistinguono l’istruzione parentale è proprio questa solida relazione famigliare fondata sull’amorevolezza, che consente al genitore di accompagnare il figlio nel proprio personale processo di istruzione, in genere con una quantità minima di deleghe.
Nella didattica a distanza, invece, l’apprendimento continua a essere guidato da un “tecnico della materia”, da un esperto, esterno alla famiglia. I genitori continuano a delegare le scelte e le responsabilità legate all’istruzione dei propri figli.

Un altro aspetto proprio all’homeschooling è la centralità del giovane e la conseguente, inevitabile, personalizzazione del percorso di apprendimento.

Questo, concretamente, si traduce in un’impostazione delle attività e delle tempistiche a partire da quelli che sono i centri di interesse, le curiosità e le aspirazioni del ragazzino. Il cosiddetto “programma” non è un must (a dire il vero, non lo sarebbe neanche per la scuola, a sentire le Indicazioni Nazionali): poco importa se il bambino impara il Medioevo prima degli Egizi, o se impara prima a scrivere e poi a leggere o viceversa; l’importante è che si appassioni, che alla fine del percorso abbia veramente acquisito e fatti propri questi strumenti, che abbia sviluppato delle tecniche autonome per imparare e, soprattutto, che coltivi il piacere dell’apprendimento.
Solo così si può sperare che questo percorso continui.

La didattica a distanza, invece, ripropone dinamiche analoghe a quelle della scuola in presenza, se non addirittura più accentuate: il docente opera le scelte fondamentali relative agli argomenti e ai tempi per l’apprendimento. E prende queste decisioni, inevitabilmente, sulla basse di obiettivi standard cui tutta la classe dovrà adeguarsi.
Anzi, nella situazione attuale è possibile che egli si trovi nella condizione di dover accelerare ulteriormente i tempi, visto l’approssimarsi della fine dell’anno scolastico (in alcuni casi anche dell’esame di stato) e considerato che si sono perse alcune settimane di lezione.

Quindi il rischio è che il docente contatti gli alunni solo per assegnare i compiti, fare una o due ore di lezione frontale per “andare avanti con il programma” per poter poi fare le verifiche. Il rapporto alunno-docente si riduce alle comunicazioni di servizio, necessarie ma non sufficienti a creare il rapporto di stima e affetto reciproco che dovrebbe stare alla base di una relazione di apprendimento-insegnamento.

Non solo, in una modalità come quella della didattica a distanza, le relazioni interpersonali sono ulteriormente impoverite dal fatto che le comunicazioni passano attraverso un computer e risultano quindi estremamente rarefatte: anche in una video lezione manca tutta la comunicazione corporea e prossemica; la gestualità e la mimica raramente riescono a essere trasmesse attraverso il mezzo mediatico; i suoni e la voce rischiano di essere alterati, per quanto buona possa essere la connessione, il video è quanto meno rallentato (quando non si è costretti a spegnerlo perché consuma troppi giga e rallenta troppo la connessione).

Insegno lingue ed il mio approccio è basato sulla comunicazione e il dialogo. Per questo è necessario guardarsi negli occhi, sorridersi, sentire le reciproche voci, l’intonazione. Quando faccio video lezione, pur con tutta la buona volontà anche dei miei allievi, ho talvolta la sensazione di fare un corso per i muri.

Ecco perché la didattica a distanza non è homeschooling: perché impoverisce ulteriormente le relazioni, perché mette al centro il docente e il programma standard con obiettivi uguali per tutti, da raggiungere in un tempo dato, perché esclude ancora una volta la famiglia dal processo di apprendimento del proprio figlio.

L’homeschooling usa anche video e materiali online? Sì, certo!
Ma ribaltando l’approccio: è il giovane, soggetto attivo dell’apprendimento, che definisce di mano in mano il proprio personale percorso di apprendimento, in un ambito in cui la famiglia lo sostiene e insieme a lui opera le scelte più consone.


di Nunzia Vezzola
Docente di scuola superiore, mamma homeschooler e socia fondatrice dell’Associazione Istruzione Famigliare – www.laifitalia.it.